Omicidio di Andrea Bossi a Cairate: perizia sui cellulari per fare luce sulla notte del delitto. Il rebus del movente

Chat svelate fra sessanta giorni. Serviranno due mesi per scandagliare i sei telefonini acquisiti dalla Procura che indaga sull’omicidio. Mentre manca sempre all’appello il coltello

Andrea Bossi, 26 anni, era originario di Fagnano ed era andato a vivere da solo a Cairate. Sogni e progetti di vita interrotti tragicamente la sera del 27 gennaio

Andrea Bossi, 26 anni, era originario di Fagnano ed era andato a vivere da solo a Cairate. Sogni e progetti di vita interrotti tragicamente la sera del 27 gennaio

Busto Arsizio (Varese) – Fra due mesi circa, quindi al più tardi agli inizi di giugno, nuovi elementi per fare un po’ più di chiarezza sulla morte di Andrea Bossi saranno finalmente acquisiti dalla Procura di Busto Arsizio, che da due mesi sta indagando sulla tragica notte in cui ha perso la vita il 26enne di Cairate. Ha ufficialmente preso il via ieri l’incidente probatorio sui due cellulari di Michele Caglioni e Douglas Carolo – in carcere da fine febbraio, entrambi accusati dell’omicidio – e su altri quattro telefonini appartenenti ad altre tre persone facenti parte della cerchia di relazioni dei due ventenni.

«Fra sessanta giorni circa potremo avere la copia forense di questa perizia sui contenuti dei telefonini (saranno evidentemente analizzate chiamate e conversazioni presenti nelle chat, ndr) – racconta l’avvocato di Douglas Carolo Vincenzo Sparaco – e analizzarla assieme al nostro perito. Nel contempo io e il mio collega Giammatteo Rona abbiamo depositato oggi (ieri, ndr) un’istanza per chiedere che venga di nuovo sentito Carolo".

In pratica un nuovo interrogatorio, dopo quello di sabato 2 marzo, quando davanti al gip Anna Giorgetti, e alla presenza del pubblico ministero Francesca Parola,Carolo si era avvalso della facoltà di non rispondere. Sempre ieri la Procura avrebbe dovuto avviare una serie di accertamenti, affidati al Ris dei carabinieri di Parma, su una serie di oggetti rinvenuti la sera del 27 gennaio nell’appartamento di via Mascheroni.

Si tratterebbe certamente del portacenere (con cui Andrea Bossi sarebbe stato stordito prima di essere mortalmente accoltellato) e delle due paia di chiavi dell’appartamento, che Caglioni aveva fatto rinvenire. Ma ci sarebbero anche altri indizi raccolti all’interno della casa. Non in ogni caso il coltello con cui è stata inferta la ferita fatale che ancora non si trova. "Su questo passaggio abbiamo opposto una riserva – sottolinea Sparaco –: chiederemo che anche in questo caso si ricorra all’incidente probatorio". L’altroieri , giovedì, è toccato invece alle giovanissime amiche di Carolo e Caglioni essere ascoltate dagli inquirenti. Un passaggio dovuto per ricostruire la tessera delle relazioni fra la vittima e i due ventenni. Alla ricerca di un movente che ancora non c’è.