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23 apr 2022

Amianto, "servono le discariche"

L’appello di 80 ricercatori ed esperti per creare siti di smaltimento e togliere ogni ostacolo alla bonifica

federica pacella
Cronaca
Una delle manifestazioni per le morti causate dall’asbesto organizzate nei giorni scorsi
Una delle manifestazioni per le morti causate dall’asbesto organizzate nei giorni scorsi
Una delle manifestazioni per le morti causate dall’asbesto organizzate nei giorni scorsi

di Federica Pacella

Un vaccino per l’amianto? Non esiste: l’unica possibilità sono le discariche per il corretto smaltimento. Arriva da quasi 80 tra ricercatori, epidemiologi, igienisti, medici del lavoro, ingegneri, tecnici della prevenzione, scienziati di tutta Italia (una decina sono lombardi) l’appello a Stato, Ministeri, Regioni, amministratori pubblici "affinché si giunga a emanare una legge che preveda la creazione di un numero sufficiente di discariche in ogni regione". La ragione? "Accogliere questi rifiuti e accelerare il processo di fuoriuscita dall’amianto, togliendo questo “ostacolo“ che non consente di bonificare scuole, ospedali, impianti sportivi, centri commerciali e ricreativi, capannoni industriali e agricoli e abitazioni che oggi, grazie a provvedimenti governativi, possono usufruire di benefici fiscali".

Ad accendere la scintilla dell’appello alle istituzioni centrali e locali (firmato, tra gli altri, anche dall’ex ministro della Salute Renato Balduzzi) è l’impasse in cui rischia di trovarsi lo smaltimento dei manufatti di amianto e cemento-amianto, che destano grande preoccupazione tra i cittadini. "L’amianto in Italia è stato messo al bando 30 anni fa, ma non esiste alcuna norma che ne indichi l’obbligo alla rimozione, salvo eventuali ordinanze del sindaco ai relativi proprietari nel caso di precise verifiche". Dal 2000 al 2019 il Centro operativo regionale (Cor), istituito alla Clinica del Lavoro di Milano, ha rilevato 7mila casi di mesotelioma legato all’esposizione ad amianto (soprattutto in ambito professionale) in Lombardia, con una media di 350 all’anno.

Vero è che per esplicare il suo effetto cancerogeno è necessario che le fibre di amianto si disperdano nell’aria: la sola presenza di cemento amianto (il più diffuso) non causa il rilascio di fibre. Ma se non si smaltisce, ciò che ora è “solo“ un rischio, può diventare un pericolo concreto per la salute dei cittadini.

Il principale problema del Paese è che non si sa dove mettere i rifiuti. "Conosciamo bene il percorso per come trattare questi materiali, dalla rimozione alla definitiva messa a dimora in luogo sicuro. Ad esempio, rimettendo il cemento amianto sotto terra in discarica controllata che, di fatto, risulta la soluzione migliore in termini ambientali ed economici. In Italia le discariche disponibili ad accogliere i rifiuti sono pochissime, concentrate quasi tutte al Nord".

Possibile modello da seguire è Casale Monferrato, città sede di Eternit, che si sta liberando dell’amianto anche grazie alla discarica gestita dal Comune. "Purtroppo la maggior parte degli amministratori pubblici si oppongono, perché sono scelte scomode e impopolari".

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