Giulio Mola
Calcio

Gustavo Aragolaza salva il Crema e poi lascia: “Sei stato un grande”

Dalla Patagonia a Miami, poi l’amicizia con Cellino che lo ha portato in Italia facendogli dimenticare una brutta esperienza in carcere. E il sogno serie A

Gustavo Aragolaza

Gustavo Aragolaza

Crema, 1 giugno 2023 – "L’AC Crema 1908 comunica che ha sciolto il rapporto con Gustavo Aragolaza per la guida tecnica della prima squadra. La società ringrazia Mister Aragolaza per il lavoro svolto e per l’obiettivo salvezza raggiunto e, siamo certi, verrà ricordato a lungo come esempio di energia positiva ed umiltà nell’ambiente cremino". Ci sono tanti modi per congedarsi dal passato e salutare chi ha lavorato per la tua squadra, anche se solo per poco più di tre mesi, ma la società nerobianca ha scelto il migliore, il più spontaneo per annunciare la fine del brevissimo ma felice matrimonio col suo ex tecnico. Non comunicati scongelati dal freezer delle ovvietà, ma parole vere come vero è questo signore arrivato a Crema lo scorso febbraio con un solo obiettivo, condurre la squadra alla salvezza. Missione compiuta. Lasciando un bellissimo ricordo nello spogliatoio (come testimoniano le foto sui “social“ e i commenti: "Sei stato un grande, mister").

Ma dietro quest’allenatore argentino di 52 anni, cresciuto come portiere in Argentina, Cile e Spagna prima di accomodarsi sulle panchine italiane, c’è una storia da raccontare: fatta di sogni, viaggi della speranza, momenti drammatici. Eccessi e fragilità, slanci e ripartenze. Sempre con coraggio e umiltà. La stessa che lo scorso febbraio lo ha convinto ad accettare la chiamata del Crema in D, lui che veniva dall’ultima esperienza con le giovanili del Brescia di Massimo Cellino.

Ecco, proprio il patron delle Rondinelle è stato il personaggio-chiave nella vita e nella carriera di Aragolaza. I due si conobbero negli States circa quindici anni fa: Gustavo era arrivato negli Stati Uniti dopo un lungo viaggio cominciato dalla sua Patagonia. Era il 2006: all’ex giocatore era stato vietato il visto d’ingresso negli Usa e lui riuscì ad arrivare a Miami come “clandestino“ scavalcando il muro dalla frontiera messicana. L’inizio di un cammino, fra Las Vegas e Miami. Poi l’arresto nel 2010 e tre mesi di carcere per il problema legato alla mancanza del permesso di soggiorno.

L’incontro con Cellino a Miami gli cambiò la vita: il dirigente era negli States per aprire una scuola calcio del Cagliari, ma il feeling fu immediato. Aragolaza fu assunto dal Cagliari durante gli anni della gestione Cellino, prima come preparatore dei portieri della Primavera e poi come responsabile del convitto.

Nel 2015 il “salto“ clamoroso, come vice di mister Festa sulla panchina della serie A e il coronamento di un sogno al fianco di un giovanissimo Barella che già cominciava a farsi conoscere. La fiducia aumentò (anche perché Aragolaza si rese protagonista di un bellissimo gesto, consegnando a Cellino 200 dollari ritrovati sotto il letto della figlia del presidente durante un trasloco), dopo i 5 anni in Sardegna Cellino portò Aragolaza anche a Brescia per affidargli l’incarico di allenatore delle giovanili (due stagioni con l’under 17 e la Primavera l’anno scorso). Con una sola idea di calcio, la stessa di un certo Johan Cruyff: "Giocare a calcio è semplice, ma giocare a calcio semplice è la cosa più difficile. La mia idea di pallone vuole essere propositiva, in fondo la cosa più bella è andare fare a gol. Mi piace la strategia, muovere con coraggio le pedine in campo per cercare sempre di fare risultato, perché a contare è la vittoria".

I 100 giorni vissuti sulla panchina del Crema sono stati intensi e ricchi di soddisfazioni, un’altra avventura da aggiungere al curriculum. "Perché tutte le esperienze della vita sono la mia forza", ripete Argolaza. Uno che si è guadagnato tutto sul campo, con fatica e sofferenza. Prima di coronare il suo sogno più bello, qui in Italia. Ovvero, "dall’altra parte del mare", quello che è il titolo del libro biografico dedicatogli pochi mesi fa. Un mare che è in realtà l’immensità dell’oceano e rappresenta il percorso ad ostacoli incontrato da Gustavo, fra scelte di vita coraggiose e qualche disavventura. Tutto ciò però gli è servito per affrontare la quotidianeità col sorriso e l’umiltà. Valori che il mister dal volto umano ha trasmesso a tutti i suoi calciatori. "Se non si vince s’impara. Perché anche una sconfitta ti aiuta a crescere". Proprio vero.

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