Damiano De Simine, presidente di Legambiente Lombardia
Damiano De Simine, presidente di Legambiente Lombardia

Novate Mezzola, 17 novembre 2017 - Legambiente Lombardia ha depositato oggi, venerdì 17 novembre, alla Procura della Repubblica di Sondrio l'istanza con cui manifesta il proprio interesse nel procedimento penale relativo alla bonifica dell'ex Falck di Novate Mezzola. E' dello scorso aprile la notizia del sequestro di piezometri, vasche e pozzi d’ispezione realizzati per il monitoraggio dell'inquinamento del sottosuolo e delle acque che fluiscono al lago, e già allora l'associazione ambientalista, che insieme ad altre realtà territoriali segue da anni le vicende dell'inquinamento e del ripristino ambientale dell'ex sito industriale, aveva manifestato la propria intenzione di costituirsi parte civile nel processo che si aprirà all'esito delle indagini della magistratura e dei Carabinieri Forestali di Sondrio. L'atto depositato da Legambiente è propedeutico proprio alla costituzione di parte civile, e segue l'analogo intervento dell'associazione Medicina Democratica: entrambe le organizzazioni sono intervenute nella vicenda a sostegno del locale comitato Salute e Ambiente Valli e Lago di Novate Mezzola, il comune su cui insiste il sito Falck.

"Per decenni l'acciaieria di Novate Mezzola ha ammorbato l'aria della bassa Valchiavenna, inquinato l'acqua del lago, distribuito scorie tossiche nei terreni. - dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia - Oggi ancora emergono evidenze di rilasci di cromo esavalente, sostanza tossica e cancerogena, e altri metalli pesanti che si riversano senza adeguato controllo dal sedime dismesso della fabbrica alle acque della riserva naturale del Lago di Mezzola. E' l'ora della verità, vogliamo vedere i dati della contaminazione per poter conoscere il rischio a cui sono esposti gli ecosistemi della riserva nonché la salute delle persone. E diciamo basta ai silenzi e alle sottovalutazioni: qualsiasi ipotesi o progetto di riutilizzo dell'area ex-Falck deve fare i conti con la storia industriale di quel sito, non si può pensare di riutilizzarlo dopo averci steso un semplice manto d'asfalto". 

Legambiente intende costituirsi dunque parte civile nel processo Falck, auspicando che vengano finalmente accertate non solo le responsabilità e le dimensioni del fenomeno di inquinamento che l'associazione ha ripetutamente denunciato negli ultimi decenni, ma anche perché emergano eventuali imperizie e profili omissivi, a carico di istituzioni pubbliche e di operatori privati interessati ad avviare il loro business nell'area industriale, nell'accertamento delle condizioni di contaminazione e rischio del sito Falck. "Come tutti, vogliamo che l'area Ex Falck torni ad essere utilizzabile e smetta di essere un corpo estraneo e pericoloso. - conclude Costanza Panella, presidente del circolo lariano di Legambiente - Vogliamo che il lago e la Riserva Naturale vengano valorizzati per il loro enorme patrimonio di paesaggio e natura. Ma non è nascondendo o minimizzando gli inquinamenti, come si è fatto fino ad ora, che quello e gli altri siti interessati dall'accumulo e interramento di scorie potranno tornare ad essere frequentati in sicurezza".