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22 giu 2022

Monete e commerci negli scavi di Piuro

L’attività dei ricercatori impegnati nella “Pompei delle Alpi“ continua a portare a luce la vita che si svolgeva nel paese sepolto dalla frana

22 giu 2022
roberto canali
Cronaca
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici
Una delle zone di Piuro da diversi anni al centro di importanti scavi archeologici

di Roberto Canali

Una fortuna costruita sul commercio dei tegami realizzati in pietra ollare quella dell’antica Piuro, come hanno permesso di ricostruire gli archeologi e gli storici che in queste settimane sono al lavoro in paese, nelle operazioni di scavo nella zona di Belfort, nella Cantina del Pioc e nell’area del Mot del Castel a Borgonuovo.

"I ricercatori dell’Università di Verona coordinati da Fabio Saggioro hanno individuato importanti porzioni dell’abitato medievale e moderno distrutto dalla famosa frana del 1618 – spiega il sindaco Omar Iacomella –. Il lavoro ci permetterà di ricostruire la storia dell’antico abitato, dalle prime fasi del medioevo sino alla sua drammatica fine". Nei giorni scorsi un convegno organizzato in paese con la partecipazione di numerosi storici ed esperti ha permesso di ricostruire la lunga storia di Piuro che va dall’età romana fino al rinascimento. Federico Zoni, dell’Università degli studi di Bergamo, si è soffermato sull’aspetto e la funzione degli edifici che componevano il villaggio alto e pieno medievale mentre Elisa Maccadanza, dell’Università di Verona, insieme a Fabio Brugnara e Marco Zanatta docente di Fisica dei materiali dell’Università di Trento, hanno presentato i loro studi sui frammenti di laveggi in pietra ollare rinvenuti nel corso degli scavi.

"Questo intervento ha permesso di mostrare, pur in forma preliminare, come le produzioni di Piuro e Chiavenna fossero presenti in larga parte della Pianura Padana in età medievale – riassume il sindaco -. Si è inoltre parlato di alimentazione antica, grazie allo studio di Dario Monaco sui resti di cibo rinvenuti sulla pietra ollare e successivamente si sono illustrate le monete rinvenute nel corso degli scavi. Questi e altri interventi hanno permesso ai ricercatori di aprire nuovi e originali fronti di ricerca sul paesaggio storico, sullo sfruttamento delle risorse naturali e sul rapporto tra uomo e ambiente nelle antiche comunità alpine tra Italia e Svizzera". L’ennesima conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che Piuro è davvero "Pompei delle Alpi", e che gli scavi a Mot del Castel dov’è sepolto l’antico villaggio medioevale distrutto dalla frana di quattro milioni di metri cubi di roccia e fango potranno rivelare ancora molte sorprese. La scorsa settimana ad esempio sono state trovate una pedina e un disco circolare riconducibili all’Alquerque, un gioco simile alla dama praticato fino al XIV secolo.

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