Matteo Fornaciari, lo studente travolto e ucciso da una slavina in Valtellina: sotto uno strato di tre metri la neve non gli ha dato scampo

Il ventiseienne probabilmente deceduto nel giro di pochi minuti per l’impossibilità di respirare. Subito localizzato grazie al dispositivo Arva, ma il fratello e gli amici non hanno potuto salvarlo

Matteo Fornaciari

Matteo Fornaciari

Sondalo – E’ morto probabilmente in pochi minuti, a causa del peso della neve compressa, Matteo Fornaciari, lo studente 26enne travolto dalla slavina. Non ha avuto scampo poiché è rimasto sotto tre metri di neve, nell’impossibilità di respirare. Non ha riportato fratture o ferite. È il risultato dell’ispezione cadaverica effettuata ieri alle 14 all’ospedale di Sondalo, alla presenza delle forze dell’ordine, tra cui il Soccorso alpino della guardia di finanza, che ha funzioni di polizia giudiziaria e a cui è stata affidata la ricostruzione dei fatti.

C’erano anche il medico legale e il pm. L’esame è durato pochi minuti, serviti a determinare le cause della morte del ragazzo, avvenuta sotto gli occhi del fratello e di altri due amici a oltre 3mila metri di altezza. Il giovane non ha alcuna colpa.

Si è trattato di una tragica fatalità, come dimostra la ricostruzione degli eventi. Matteo stava scendendo lungo la via diretta del Cevedale con il fratello e gli amici, mentre altri amici stavano passando dalla valle delle Rosole. A un certo punto il giovane si è staccato dal suo gruppo, cambiando traiettoria. Per sua sfortuna è finito sopra un lastrone da vento che ha ceduto, facendo formare la slavina di circa 30 metri per 80 metri. La neve lo ha letteralmente inghiottito nonostante fosse uno sciatore esperto, perfettamente attrezzato e dotato di pala sonda e Arva. Praticava scialpinismo da diverso tempo.

A localizzarlo, grazie all’Arva, sono stati il fratello e gli amici, che hanno iniziato disperatamente a scavare con pale e mani. Nel frattempo hanno chiamato il numero unico 112, che ha inviato sul posto due elicotteri, il Soccorso alpino della Finanza e i tecnici volontari della delegazione valtellinese del Soccorso alpino e Speleologico con il personale della stazione di Valfurva e una unità cinofila specializzata nella ricerca in valanga. Quando è stato estratto dalla neve lo studente di ingegneria non respirava. I soccorritori hanno provato più volte a rianimarlo, purtroppo senza successo.

Quando si finisce sotto la neve i tempi di sopravvivenza sono risicati. Si ha l’80% di farcela fino a venti minuti. Oltre, le possibilità precipitano. A effettuare il riconoscimento di Matteo è stato il padre Mario. La salma è stata immediatamente rilasciata e portata a casa, a Assago (Milano). In questi giorni, in cui il rischio non è ritenuto alto e oscilla tra uno e due, come riporta il bollettino nivo-metereologico aineva.it, si raccomanda la massima attenzione per la presenza di lastroni da vento coperti di neve. Le temperature per il momento restano basse, ma la neve è davvero molta e il pericolo dietro l’angolo.