Livigno, il caso dello smaltimento rifiuti: dopo inchiesta Dia, 17 rinviati a giudizio

Tra loro l'attuale sindaco di Livigno, Remo Galli, il suo predecessore Damiano Bormolini, l'assessore Christian Pedrana e Cristoforo Domiziano Franzini, all'epoca comandante della Polizia Locale

Il sindaco di Livigno Remo Galli

Il sindaco di Livigno Remo Galli

LIivigno (Sondrio), 31 genniao 2024 – - Il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Milano, al termine delle indagini della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile della questura di Sondrio, ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Milano e ha rinviato a giudizio l'attuale sindaco di Livigno, Remo Galli, il suo predecessore Damiano Bormolini, l'assessore Christian Pedrana e Cristoforo Domiziano Franzini, all'epoca comandante della Polizia Locale della località turistica dell'Alta Valtellina.

A processo, la prossima primavera, saranno i pubblici amministratori e il pubblico ufficiale, unitamente a un tecnico comunale e altre figure e a un nutrito gruppo di commercianti del paese, per presunti reati in materia di smaltimento illegale di rifiuti, per taluni peculato, intromissione abusiva a sistemi informatici del Comune.

Con la pesante ipotesi dell'associazione a delinquere sulla base di asseriti reati che dal legislatore furono introdotti per combattere le ecomafie.

Una ricostruzione accusatoria che assolutamente non regge per i numerosi avvocati che hanno assistito i rinviati a giudizio, complessivamente erano 17 gli indagati su un complesso di una sessantina di persone la cui posizione è stata stralciata, in attesa dell'esito di questo "procedimento-pilotino".

A fare scattare l'inchiesta fu una "gola profonda" all'interno, allora, del Corpo di Polizia Locale, che rivelò come avveniva la raccolta e il conferimento dei rifiuti in una discarica autorizzata del paese.

Gli avvocati hanno sostenuto che il tutto avveniva sulla base di precise prescrizioni del Comune, non certo d'iniziativa dei commercianti. Ma il giudice ha, invece, accolto la tesi della Procura. All'epoca il pm chiese gli arresti in carcere per i pubblici amministratori, ma il gip respinse la richiesta disponendo unicamente un'interdittiva di 9 mesi per Franzini oggi completamente libero seppure assegnato a un altro incarico.