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24 apr 2022

"In Valtellina persi mille posti di lavoro"

Il segretario generale della Cgil di Sondrio Guglielmo Zamboni ha analizzato la situazione occupazionale in Valtellina
Il segretario generale della Cgil di Sondrio Guglielmo Zamboni ha analizzato la situazione occupazionale in Valtellina
Il segretario generale della Cgil di Sondrio Guglielmo Zamboni ha analizzato la situazione occupazionale in Valtellina

Il lavoro in Valle è sempre più precario, nonostante i segni di una ripresa che è accentuata nell’edilizia per merito della pioggia di bonus del Governo. A denunciarlo la Cgil che non nasconde la sua preoccupazione per gli oltre 1.000 posti di lavoro andati in fumo negli ultimi 3 anni. Il centro studi del sindacato ha basato la sua ricerca sulle comunicazioni obbligatorie per le attivazioni e le cessazioni dei rapporti di lavoro trasmesse al Centro per l’impiego, escluso il lavoro non subordinato e autonomi. Il 2021 ha fatto registrare 34.528 attivazioni e 29.247 cessazioni, con un saldo positivo di 5.281 unità. È superiore a quello del 2019 e la situazione è ben differente da quella del 2020, chiusa con -3.546. Complessivamente nel triennio 2019-2021 il saldo è positivo di 3.413 unità. Il saldo nel "periodo pandemico", nel biennio 2020-2021, è positivo con 1.735 lavoratori in più, ma è la qualità dei contratti a lasciare molto a desiderare. "Se andiamo ad analizzare i numeri oggetto della ricerca per tipologia di assunzione notiamo come il contratto a tempo determinato la faccia da padrone con il 67% delle attivazioni totali – si legge nella relazione del Centro studi della Cgil - in incremento percentuale rispetto alle precedenti rilevazioni (63.104 dal 112019 al 31122021) mentre i contratti a tempo indeterminato attivati sono solo il 10% (9.892) del totale, in calo percentuale rispetto alle precedenti rilevazioni". In pratica la maggior parte dei nuovi contratti sono a tempo determinato (+2.950), apprendistato (+1.183), collaborazione (+71) e delle altre tipologie di assunzione (+233), mentre c’è un ulteriore preoccupante calo dei contratti a tempo indeterminato (-1.024). "Pertanto nei 3 anni di analisi, pur essendo aumentato il numero di lavoratori e lavoratrici, si sono persi oltre mille contratti a tempo indeterminato. Questa cifra avrebbe potuto essere ancora superiore se non ci fossero state stabilizzazioni nella scuola e nel pubblico impiego". Tra il 2020 e la fine del 2021 si sono persi 857 contratti a tempo indeterminato. "La pandemia ha acuito il già grave problema della precarietà dell’occupazione provinciale e fatto calare il lavoro a tempo indeterminato gravando sull’occupazione femminile – sottolinea il segretario generale della Cgil Sondrio, Guglielmo Zamboni -. Occorrerà vigilare perché i fondi Pnrr e gli aiuti Ue si traducano in una diminuzione della precarietà e in un incremento dei contratti a tempo indeterminato, creando le basi per la sicurezza sociale e la buona occupazione". Ro.Ca.

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