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16 mar 2022

I bimbi in fuga dalla guerra in Dad con gli amici lontani

All’istituto Comprensivo di Gargnano grazie ai computer forniti dalla scuola alcuni alunni seguono le lezioni collegandosi con i loro compagni sotto assedio

federica pacella
Cronaca
La dirigente dell’Istituto comprensivo di Gargnano, Marialuisa Orlandi
La dirigente dell’Istituto comprensivo di Gargnano, Marialuisa Orlandi
La dirigente dell’Istituto comprensivo di Gargnano, Marialuisa Orlandi

di Federica Pacella

Dopo essere stato strumento d’emergenza durante il Covid, la didattica a distanza torna alla ribalta anche a fronte della drammatica guerra in Ucraina. Diverse famiglie, infatti, hanno chiesto ad alcune scuole bresciane di poter far seguire ai loro bambini le lezioni tenute dai loro insegnanti nelle scuole ucraine ancora aperte o ricavate in luoghi di fortuna. È capitato, ad esempio, all’Istituto comprensivo di Gargnano, che comprende 13 scuole tra infanzia, elementari e medie tra Toscolano, Gargnano e la sua frazione Monte, Tignale, Tremosine e Limone. "Sul territorio c’è una comunità ucraina abbastanza consistente – spiega la dirigente scolastica Marialuisa Orlandi – per cui stanno arrivando diversi bambini. Sono i Comuni che raccolgono l’elenco dei minori. Io mi occupo poi di contattare le famiglie per capire come e dove inserire gli studenti". Per il momento 2 bambine sono già nella primaria di Limone, 6 a Toscolano, mentre qualcuno, pur essendo formalmente iscritto all’Ic di Gargnano, ha dichiarato di conservare la Dad con la scuola d’origine (lo stesso è capitato all’IC Rinaldini Sud 3 di Brescia). "In questa fase – sottolinea Orlandi – credo che la priorità della scuola non debba essere tanto la didattica in sè, quanto l’accoglienza, per questo facciamo il possibile perché si sentano al loro agio e mantengano, dove possibile, il contatto con la loro terra d’origine. Abbiamo anche fornito i computer in comodato d’uso, che avevamo acquistato durante il periodo Covid".

Non tutti, per ora, vogliono però iscrivere i figli a scuola. In alcuni casi sono le famiglie, le mamme in particolare, che sperano di tornare quanto prima a casa per cui troverebbero inutile far iniziare un nuovo percorso scolastico ai figli. In altri casi, i bambini rifiutano, perché magari convinti dalla mamma o dalla nonna che sarebbero venuti in Italia solo per un periodo di vacanza. "Credo che ora sia fondamentale puntare soprattutto su attività di socializzazione – sottolinea Orlandi – per questo sto contattando i Comuni di riferimento del mio istituto comprensivo perché siano avviate attività di socializzazione, in modo che possano imparare a conoscere i loro coetanei. Quel che è certo è che sono monitorati, nessuno è lasciato in balia di se stesso". Per chi ha già iniziato le lezioni, c’è la barriera linguistica da superare. "Il fatto di avere diversi bambini ucraini residenti sul territorio ci aiuta – prosegue Orlandi – dove possibile, cerchiamo di inserire i nuovi arrivati in classi in cui siano presenti bambini che parlano anche l’ucraino, in modo che questo faciliti la comprensione. Organizzeremo anche dei corsi d’italiano, ma, ripeto, per ora è importane che si sentano accolti, il resto verrà dopo".

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