Paolo Ciapparelli con una forma di Bitto (National Press)
Paolo Ciapparelli con una forma di Bitto (National Press)

Gerola Alta (Sondrio), 21 luglio 2016 - Il Bitto Storico con la stagione d’alpeggio in corso non esiste più. A comunicarlo è il Consorzio per la salvaguardia del Bitto storico che anticipa la diffusione di un comunicato ufficiale nel quale «verrà precisato, anche a beneficio dei consumatori, con che modalità e tempi sarà attuato il cambio del nome» e poi, ribadisce che «in ogni caso, nella stagione d’alpeggio 2016, non sarà prodotta alcuna forma di Bitto storico. Il Bitto storico, almeno per ora, è morto». E’ questo il risultato della querelle che si trascina da anni e che vedrà una nuova, fondamentale tappa a settembre, quando in occasione del Salone del gusto di Torino sarà formalizzato che il Bitto storico non esiste più.

Il Consorzio, quindi, punta l’attenzione sugli «inaccettabili attacchi da parte della Coldiretti» spiegando: «Dopo l’annuncio da parte di Paolo Ciapparelli, presidente dei «ribelli del Bitto», dell’imminente cambio di nome del Bitto storico, cambio sollecitato dall’assessore regionale Fava onde evitare le conseguenze anche penali della violazione delle norme europee, si è assistito alla fiera dell’ipocrisia. Chi ha combattuto e denigrato il Bitto storico oggi ha paura che la Valtellina faccia una figuraccia al Salone del Gusto di Torino: sarà difficile spiegare perché i prosecutori della più autentica tradizione del Bitto non possono utilizzare il nome Bitto».

«Nel corso degli amici dell’ultima ora, che invocano la “pace del Bitto“ e invitano a “restare uniti“ si distingue la Coldiretti. Quest’ultima, attraverso le dichiarazioni del presidente Marsetti paventa conseguenze catastrofiche a seguito del cambio di nome. Ma ciò che è inaccettabile è la diffamazione dei «ribelli del Bitto» accusati di “strumentalizzare la difesa delle tradizioni, della tipicità, della storia, del territorio a fini di mero interesse“».

Accuse che il Consorzio respinge con forza ricordando che «gli oltre 100 soci della Società valli del Bitto, per sostenere il metodo storico, hanno realizzato di tasca loro una casera che è anche una galleria d’arte, di cultura, di umanità, diventata un elemento di interesse turistico. Una casera per la quale la Società valli del Bitto ha dovuto investire, in un periodo in cui il Comune di Gerola non disponeva delle copiose entrate attuali, ben 300mila euro. In dieci anni la società ha agito operando come una fondazione, riconoscendo ai produttori un prezzo etico. Ora Marsetti (ma non solo lui) chiede al Bitto storico di non cambiare nome e di continuare a “fare da traino“. Sarebbe come chiedere a Varenne di trainare un pesante carro insieme a dei ronzini».