Sondrio, è tornato l'orso
Sondrio, è tornato l'orso

Bianzone, 15 aprile 2019 - Che l'orso si fosse svegliato dal letargo, e molto affamato, non c’erano più dubbi: gli attacchi a tre arnie, tutte nel territorio comunale di Bianzone in due notti differenti, l’ultima tra venerdì e sabato, non lasciavano proprio spazio a perplessità. Ma che fosse così affamato da scoperchiare un ovile e sbranare una capra probabilmente nessuno se lo aspettava. Negli ultimi periodo, infatti, il plantigrado sembrava essere interessato per lo più al miele, attaccando gli apiari per sfamarsi. Tanto che tra gli apicoltori della zona in molti, se non tutti, si sono dotati di recinti elettrificati a protezione delle loro arnie, con l’aiuto tra l’altro della Provincia e non solo.

Invece, l’altra notte, tra sabato e domenica, l’orso ha attaccato un ovile. A raccontarlo è Peter Moltoni, apicoltore di Villa di Tirano con apiari anche nella zona di Bianzone colpita più volte l’anno scorso e, ancora, in questi ultimi giorni. «Sembra che l’orso non sia solo goloso di miele – ha scritto sulla sua pagina Facebook, tramite la quale aggiorna sugli avvistamenti dell’orso in Valtellina – Stanotte ha scoperchiato un piccolo ovile e ha mangiato una capra sopra Teglio». Sulle predazioni di questi giorni del plantigrado stanno “indagando” i tecnici faunistici della Provincia, che seguono le tracce per ricostruirne gli spostamenti e scongiurare che possano esserci pericoli per l’uomo.

«Negli ultimi tre anni – ha spiegato Maria Ferloni, referente territoriale per i grandi carnivori, nel corso di un incontro informativo tenutosi a settembre dell’anno scorso a Bianzone – sono passati in Valtellina più di venti orsi, undici li abbiamo tracciati geneticamente. Si tratta in tutti casi di maschi giovani provenienti dal Trentino, dove 18 anni fa è nato il progetto “Life Ursus”. Quando si staccano dalla mamma poi si mettono a camminare e passano anche dalla Valtellina. Cercano cibo, poi quando sono più grandi e vogliono accoppiarsi tornano in Trentino, dove si trovano gli esemplari femminili. Nel 2018 dovrebbero essere transitati in provincia quattro plantigradi».