Michele Bordoni
Michele Bordoni

Sondrio, 15 febbraio 2019 - Si è attenuata la pericolosità sociale di Michele Bordoni, e presto potrebbe uscire dal carcere per essere affidato ad una comunità. Ieri mattina, in tribunale a Sondrio, si è tenuta l’udienza preliminare del processo che vede alla sbarra il 28enne di Poggiridenti che sabato 9 dicembre 2017 entrò in piazza Garibaldi con l’auto lanciata a folle velocità tra le bancarelle dei mercatini natalizi, investendo tre persone e ferendone anche una quarta nella fuga a piedi. L’avvocato Francesco Romualdi ha chiesto che il suo assistito venisse processato con rito abbreviato, richiesta accolta dal Giudice per l’udienza preliminare, Fabio Giorgi. Bordoni, quindi, verrà processato a porte chiuse e, in caso di condanna, potrà contare sullo sconto di un terzo sulla pena. Condanna, però, fortemente influenzata dalla perizia psichiatrica: infatti, se venisse confermato il totale vizio di mente, il giudice potrebbe decidere per il non luogo a procedere. Ma tutte queste considerazioni al momento sono premature.

Ieri, intanto, c’è stato un altro importante passo durante l’udienza. Il perito nominato dal tribunale, il dottor Mario Lanfranconi di Lecco, ha infatti illustrato la nuova perizia psichiatrica, stilata dopo il colloquio in carcere a Sondrio con Bordoni un mese fa. Ebbene, si tratta di una perizia con importanti novità rispetto a quella presentata a maggio dell’anno scorso. Se, infatti, 9 mesi fa Lanfranconi affermava che il giovane al momento del fatto (“strage” è l’accusa che gli viene mossa) era totalmente infermo di mente, non in grado di intendere e di volere, ma anche che il valtellinese era socialmente pericoloso, ora lo psichiatra mette nero su bianco che la sua pericolosità sociale è decisamente attenuata. Una mutata condizione che potrebbe aprire le porte del carcere al 28enne, ancora rinchiuso a Sondrio nonostante il Gip Carlo Camnasio a maggio avesse disposto il ricovero in una Rems strutture ad alta protezione previste dalla Legge 81, la stessa che ha fissato la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Da allora, infatti, non si è riusciti a trovare un posto in una delle 28 Rems in Italia. Ma ora il giudice Giorgi potrebbe addirittura disporre il trasferimento in una comunità terapeutica, decisamente meno restrittiva. Bisognerà, però, attendere la decisione del giudice, che si pronuncerà alla prossima udienza, in programma il 22 marzo. All’udienza di ieri mattina anche l’avvocato della donna bresciana che ha riportato le lesioni più serie quel giorno e che oggi ha un’invalidità del 40%: «Seguiamo da vicino il processo, ma non ci siamo costituiti parte civile perché la mia assistita ha accettato il risarcimento offerto».