Jacopo è di Firenze, Ivan di Bologna, Francesca di Roma, Camilla di Novara. "Cos’hanno in comune? Sono quattro giovani interessati a studiare e combattere il morbo di Parkinson attraverso la boxe, studenti di Scienze motorie pronti ad approfondire questa metodologia di trattamento nelle loro tesi", spiega Maurizio Bertoni, ortopedico, fiorentino e presidente dell’associazione Un gancio al Parkinson (www.ungancioalparkinson.org) che opera all’interno del Training Lab di Firenze. Ed è lì che i laureandi giunti da diverse città dello...

Jacopo è di Firenze, Ivan di Bologna, Francesca di Roma, Camilla di Novara. "Cos’hanno in comune? Sono quattro giovani interessati a studiare e combattere il morbo di Parkinson attraverso la boxe, studenti di Scienze motorie pronti ad approfondire questa metodologia di trattamento nelle loro tesi", spiega Maurizio Bertoni, ortopedico, fiorentino e presidente dell’associazione Un gancio al Parkinson (www.ungancioalparkinson.org) che opera all’interno del Training Lab di Firenze. Ed è lì che i laureandi giunti da diverse città dello Stivale stanno seguendo il tirocinio, lavorando su 63 pazienti affetti da questa malattia degenerativa subdola e invalidante con la quale si trovano a fare i conti in Italia qualcosa come 230 mila persone: un corso di sei mesi di allenamento di boxe realizzato grazie al supporto economico dell’associazione no profit nata nel novembre del 2018.

"I ragazzi faranno le loro tesi su argomenti diversi, nuovi e originali", sottolinea il dottor Bertoni. Ci sarà un lavoro sull’attività cardiaca dei pazienti che stanno eseguendo l’allenamento di boxe con l’uso di un cardiofrequenzimetro, indossato dai pazienti stessi. La strumentazione è utile per controllare che il lavoro del cuore non superi alcuni livelli. Un’altra ricerca riguarderà invece lo studio della deambulazione, uno dei parametri importanti nello studio del Parkinson: il camminare è un atto che la malattia rallenta, rendendo il passo insicuro, con un alto rischio di cadute. Un accelerometro consentirà di analizzare le caratteristiche di come si muova il soggetto con l’obiettivo di verificare se, al termine del programma di rieducazione, ci sia stato un miglioramento.

Le capacità visiomotorie che spesso vengono disturbate dalla patologia sarà il terzo tema affrontato da una ricerca condotta attraverso l’uso di speciali occhiali stroboscopici che, disturbando la chiarezza visiva, stimolano i centri nervosi a una maggior attenzione nei gesti; una volta rimossi gli occhiali, questi diventeranno più precisi. "Si tratta dell’analoga strumentazione utilizzata dai tennisti professionisti per rendere più facile e più preciso il colpire la palla o spostarsi all’interno del campo di gioco, ad esempio", conclude l’ortopedico.

La quarta tesi verterà infine sul vantaggio dell’allenamento con esercizi di interferenza contestuale (Contextual interference), che consiste nel far apparire su un grande monitor, tramite una specifica app, numeri o colori a cui il paziente deve reagire con determinati movimenti, allenamento mirato a migliorare le capacità cognitive e reattive del paziente. In tutto questo, l’energia e la voglia di dare ’un gancio al Parkinson’ di questi quattro futuri ’combattenti’ .

Letizia Cini