Travacò Siccomario (Pavia), 11 giugno - Silenzio e tranquillità. Questo ha trovato Eitan al suo arrivo da Torino, dopo le dimissioni dal reparto Isola di Margherita dell’ospedale Regina Margherita. Ha lasciato il capoluogo piemontese dove era arrivato, in elicottero, estratto quasi per miracolo, unico sopravvissuto, dai rottami di quella cabina rossa e bianca, che fra i boschi del Mottarone si è portata via quattordici vite, fra cui quelle della sua famiglia. Nella villetta di Travacò Siccomario, piccolo paese alle porte di Pavia, il superstite della tragedia di Stresa è arrivato insieme alla zia Aya che si è presa cura di lui dal 23 maggio, giorno in cui si è spezzato il cavo della funivia e il destino di tante persone è cambiato per sempre.

«Ora le condizioni di Eitan sono molto migliorate. La sua prognosi è di 60 giorni – fa sapere l’ospedale –. Proseguirà il percorso terapeutico dal punto di vista psicologico ed effettuerà future visite di controllo". "Abbiamo visto arrivare il bambino insieme alla zia – ha confermato un vicino di casa uscito un istante sulla soglia –. È bello che sia potuto tornare a casa, dopo quanto è successo". Finestre aperte e giornalisti tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. La famiglia del bambino di 5 anni che già durante il ricovero aveva chiesto di spegnere i riflettori, ora vuole che Eitan possa riprendersi vicino a chi gli vuole bene. E godere di tutta la tranquillità che questo delicatissimo passaggio necessita. "In passato l’avevo visto a casa degli zii, insieme al papà e alla mamma e a suo fratello", ha aggiunto il vicino, non riuscendo a trattenere le lacrime per la commozione.

"Credo che dopo tanto clamore, dovuto alla comprensibilissima partecipazione di tutti noi al dolore di Eitan e della sua famiglia – ha sottolineato il sindaco di Pavia, Fabrizio Fracassi che ha aperto un conto corrente per il bambino –, adesso debba subentrare il silenzio: un silenzio rispettoso, garbato, che preservi il bimbo da ulteriori traumi. Sono in stretto contatto con i suoi cari e anche da parte loro la richiesta di far calare l’attenzione è forte: me ne faccio portavoce. A Eitan sono felice di poter dire: bentornato a casa. Ho manifestato alla zia, a nome di tutta la città, la felicità per le dimissioni dall’ospedale, con un abbraccio e un bacio virtuale al piccolo. Non è ancora il momento di andare a trovarlo di persona: ci sarà tempo. Ora bisogna regalargli tranquillità".

Il giudice di Torino ha nominato la zia come tutrice, in attesa che si decida se il piccolo potrà rimanere a Pavia, dove è arrivato quando aveva soltanto un mese. Nelle scorse settimane, una mobilitazione di massa, a partire dalla comunità ebraica milanese, aveva costruito una poderosa iniziativa di sostegno. Le salme del resto della sua famiglia, papà, mamma e l’altro fratellino, insieme a quelle dei nonni, erano partite per Israele poco dopo la tragedia, alla fine di una toccante cerimonia a Malpensa. Era stato proprio dopo questo doloroso passaggio che i parenti rimasti in Italia avevano chiarito che Eitan non sarebbe stato, almeno per ora, rimandato in patria ma avrebbe vissuto ancora a Pavia, dove è cresciuto.