Scaltri ingenui in comunità. Un docufilm racconta la vita alla Casa del giovane

Le riprese del regista Fabio Longagnani tra chi ha ricerca la strada. L’educatore Feder: "Da noi cancelli aperti, la rieducazione è una scelta".

Il mondo dei giovani, raccontato da chi ha perso la strada giusta, viene sintetizzato in “Scaltri ingenui. La salvezza è negli occhi di chi guarda“, un docufilm diretto da Fabio Longagnani e prodotto da Andrea Pedrini. Protagonisti della pellicola sono 12 ospiti della Casa del giovane ripresi nella loro vita di tutti i giorni con le difficoltà, il lavoro, le amicizie e i numerosi stereotipi che portano a ritenere degli “scarti“ coloro che hanno problemi di tossicodipendenza. Giovani raccontati attraverso la macchina da presa da un altro giovane come Longagnani, regista milanese Kinema che vive a Torre d’Isola, dove alle 18,30 di oggi il film, proiettato a Pavia a novembre, sarà presentato all’oratorio di via De Paoli.

"Quando sono entrato in comunità ho capito che c’erano persone che stavano veramente male per quello che facevo" ha raccontato uno dei protagonisti. Il progetto per il quale sono stati raccolti oltre 5.400 euro su una piattaforma di crowfounding per coprire i costi di produzione, punta anche a far conoscere la vita all’interno della Casa del giovane.

"Un posto dove viene ridata la fiducia" commenta un ragazzo. "Una palestra dove si impara a coltivare le proprie responsabilità" aggiunge un altro. Proprio i protagonisti del docufilm che dura 45 minuti, al termine della proiezione, organizzata dal Comune e dalla parrocchia, illustreranno la loro esperienza insieme a quella di Simone Feder, educatore e psicologo, coordinatore dell’area giovani e dipendenze della Casa del giovane di Pavia, che da 40 anni accoglie persone con problemi di dipendenza.

"Volevamo parlare della comunità che non è un carcere – ha spiegato Feder – è tutta un’altra cosa. Ci sono persone che si meravigliano perché i cancelli sono aperti, ma è proprio perché sono aperti che le persone rimangono in comunità. Non è un obbligo, è una scelta. La rieducazione non deve essere coercitiva. Il regista ha saputo cogliere e raccontare questi aspetti".

È durato un mese il lavoro di Fabio Longagnani e sugli schermi scorre la storia di Christian, 16 anni, che a causa di alcuni problemi si è allontanato dalla famiglia e ha incontrato persone negative; o come quella di Daniele che, inseguendo la fama e la ricchezza, si è trovato a vendere sostanze.