Svolta nell’uccisione di Anila Ruci a Scaldasole. Il coinquilino finisce in carcere

L’albanese è stato dimesso dal San Matteo e trasferito a Torre del Gallo. Per la Procura le sue ferite erano autoinflitte, gravi gli indizi di colpevolezza

Gli uomini del Ris a Scaldasole
Gli uomini del Ris a Scaldasole

Scaldasole (Pavia) –  Dimesso dal San Matteo, è stato trasferito nel carcere pavese di Torre del Gallo. Sono migliorate le condizioni di salute del 31enne albanese Osman Bilyhu, accusato di aver ucciso a coltellate, mercoledì 19 aprile, la connazionale 38enne Anila Ruci, con la quale viveva a Scaldasole. Con le dimissioni dall’ospedale, è stata applicata la custodia cautelare in carcere decisa dal gip nell’udienza di convalida del fermo, sabato 22 aprile. Quando era stato soccorso, sulla porta dell’abitazione in via Piave a Scaldasole dove gli stessi sanitari hanno trovato la 38enne priva di vita, il 31enne era stato ricoverato in Rianimazione al San Matteo e il giorno successivo trasferito in un reparto di degenza. Aveva ferite da taglio all’addome e al torace.

Come spiegato dalla Procura dopo il fermo disposto dal sostituto procuratore Diletta Balduzzi, aveva riferito "di un’aggressione subita da soggetti sconosciuti con un coltello, durante la quale la donna era stata uccisa e lui ferito". Una ricostruzione ritenuta inattendibile dalla Procura e dal gip che ha poi convalidato il fermo, sia perché dalle immagini registrate dalle telecamere, acquisite e visionate dai carabinieri, non si vedono sconosciuti entrare o uscire dall’abitazione di Scaldasole; sia perché le ferite, in base alla perizia medico legale, risultano auto-inflitte.

Due elementi, insieme al ritardo con cui l’uomo aveva lanciato l’allarme, dopo le 16 rispetto alla presunta aggressione riferita alle 5 del mattino, che costituiscono i "gravi indizi di colpevolezza" a suo carico, anche se sono ancora molti gli aspetti da chiarire. Innanzitutto il movente, non essendo ancora stato definito il rapporto tra la vittima e il presunto omicida, che in paese si presentavano come fratello e sorella e invece non avevano alcun legame di parentela e, pare, neppure un rapporto sentimentale. La vera sorella del 31enne, che vive in provincia di Pavia, sta aspettando l’autorizzazione per poterlo incontrare, dopo che il fermato non aveva riconosciuto l’avvocato di fiducia da lei nominato, sostituito da un nuovo legale d’ufficio.