Infermiere in una corsia d'ospedale (Foto archivio)
Infermiere in una corsia d'ospedale (Foto archivio)

Vigevano (Pavia), 13 settembre 2014 -  È il quarto figlio, di una pur giovane coppia, che non avrebbe mai avuto problemi con la giustizia. È di Vigevano la famiglia coinvolta nel tragico ricovero del piccolo, di soli 3 mesi, nella terapia intensiva della Patologia neonatale del Policlinico San Matteo di Pavia. In uno stato di coma vegetativo dal quale è quasi impossibile che possa riprendersi. Era già in stato d’incoscienza quando gli stessi genitori lo hanno portato, poco dopo Ferragosto, al Pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano. Da lì il trasporto nella struttura specialistica del Policlinico pavese, dove peraltro lo stesso bambino era già stato ricoverato appena dopo la nascita, ma solo perché nato, anche se di poco, prematuro.

Una circostanza che ha portato però i neonatologi ad avere a disposizione gli esami clinici precedenti, che avrebbero scartato altre cause, naturali, per i danni cerebrali riscontrati. Arrivando così all’ipotesi del cosiddetto “shock da scuotimento”. Una diagnosi che di per sé non comporta però la certezza di un avvenuto maltrattamento. Ma che ha comunque portato la Procura di Pavia ad aprire un fascicolo d’inchiesta, con le due ipotesi di reato di lesioni e di abbandono di minore. «L’abbandono di minore — spiega il procuratore capo di Pavia, Gustavo Cioppa — è relativo alla sorveglianza del bambino nel momento in cui potrebbero essersi verificati i fatti». Fatti che però devono essere ancora accertati, come le ipotesi di lesioni. «Stiamo procedendo a carico di ignoti», precisa sempre il procuratore Cioppa, sottolineando così che, al momento, non ci sono indagati. Nessuna ipotesi, dunque, per ora a carico dei genitori.

Una famiglia già numerosa, dove peraltro non ci sarebbero mai stati precedenti per maltrattamenti di nessun tipo. Con tutte le tutele per la riservatezza delle persone coinvolte, si tratterebbe di una famiglia con qualche disagio, in una situazione però non di difficoltà tale da essere già oggetto di attenzioni da parte dei Servizi sociali. Un quadro famigliare, insomma, che non farebbe pensare a lesioni volontarie. Peraltro il piccolo, quando è arrivato in ospedale, non aveva né ferite né segni, in nessuna parte del corpo, che potessero far ipotizzare subito alla conseguenza di un maltrattamento. E infatti sono passate alcune settimane prima che dall’ospedale partisse la segnalazione alla Procura che ha portato, solo nei giorni scorsi, all’apertura del fascicolo d’inchiesta.