Moreschi, parte lo sciopero a oltranza. Quali sono gli obiettivi dei lavoratori

La proprietà del calzaturificio di lusso ha annunciato l’intenzione di chiudere lo stabilimento e licenziare gli ultimi 59 operai. Il sindaco Andrea Ceffa: "L’azienda viene meno all’impegno di mantenere il livello occupazionale"

Lo stabilimento della Moreschi in una foto di archivio

Lo stabilimento della Moreschi in una foto di archivio

Vigevano, 28 febbraio 2024 – Una protesta sotto la pioggia. Ieri primo giorno di sciopero degli operai della Moreschi, l’azienda di calzature di lusso che, nei giorni scorsi, ha annunciato l’intenzione di chiudere l’area produttiva nello stabilimento di via Cararola per trasferirlo altrove, in non meglio precisate "strutture attrezzate", avviando la procedura di licenziamento collettivo degli ultimi 59 operai rimasti in forza a Vigevano. Un’ora di astensione dal lavoro, dalle 10 alle 11, per la decisione dei vertici aziendali.

"Di fatto da settembre i lavoratori non hanno più potuto svolgere la loro attività – spiega Giovanna Currò della Filctem Cgil – per la mancanza della materia prima e in taluni casi sono stati mandati in ferie e in permessi non retribuiti che hanno poi pesato sugli stipendi di dicembre. Il fatto non accettabile è che la procedura di licenziamento collettivo, che i lavoratori hanno appreso dalla stampa, è stata motivata dalla scarsa qualità della manodopera e di produttività, cosa del tutto falsa perché in realtà a mancare erano gli ordini e le materie prime".

Tutto questo, secondo la sindacalista, nonostante la piena disponibilità degli operai. "Sono anni che fanno sacrifici – aggiunge Currò – e questo nonostante da un periodo lunghissimo gli stipendi non siano più pagati con regolarità". Un altro problema è legato agli ultimi 27 operai licenziati in estate. "Avrebbero dovuto prendere tutte le spettanze entro dicembre – spiega la sindacalista – invece sono ancora in attesa e per ottenerli abbiamo dovuto ricorrere ai decreti ingiuntivi".

Nel pomeriggio si è svolto un incontro con la proprietà. Sul tappeto c’è la richiesta delle forze sindacali di mantenere il sito produttivo di Vigevano. Alla protesta ha portato la sua solidarietà il sindaco Andrea Ceffa. "Ci è sempre stato detto che lo stabilimento produttivo sarebbe stato mantenuto – dice –. Venire a sapere il cambio di intenzioni crea disappunto. La scelta imprenditoriale può anche essere accettabile, non il fatto di essere venuti meno a un impegno preso, cioè mantenere il livello occupazionale".