Luca Colli in cima a una vetta alpina col tricolore
Luca Colli in cima a una vetta alpina col tricolore

Vigevano (Pavia), 20 aprile 2019 - Arrivare sul tetto del mondo. Di corsa. Parte oggi l’avvenuta di Luca Colli, 49 anni, personal trainer e guida alpina nella vita, lo sky runner di Vigevano impegnato in una straordinaria impresa: essere il primo uomo ad aver raggiunto in velocità le vette più alte di ciascun continente.

Lo ha già fatto con l’Elbrus (5.642) e il Monte Bianco (4.810) in Europa; con il Kilimangiaro (5.895) in Africa; con il monte Kosciuszko (2.228) in Australia; con l’Aconcagua (6.962) in Sud America. E poi ancora con il McKinley (6.194) in nord America; il Wilhelm (4.509) in Oceania; il Puncak (4.884) in Indonesia e con il Cook (3.753) in Nuova Zelanda. Ma questa volta la sfida è assoluta: da raggiungere c’è la vetta dell’Everest, a quota 8.848 metri. E una volta arrivato a conquistare anche la cima più alta del mondo, a Colli mancherà solo il passo finale del suo progetto, la «via degli Spagnoli», traversata estrema nel continente antarico, percorsa sin qui una sola volta nella storia. Ma prima di pensare all’Antartide, occorre arrivare sulla vetta dell’Everest. Luca Colli, una laurea in architettura nel cassetto e nel presente un sogno che sta diventando realtà, si sta allenando da sette mesi per l’appuntamento con il gigante himalayano, che affronterà dal versante del Nepal.

La partenza è in programma questa sera, l’ascesa vera e propria è invece prevista nella seconda metà di maggio. «Dovrò affrontare 45 giorni di acclimatamento – racconta Colli, che sa di essere davanti all’impegno più importante della sua carriera di alpinista – durante i quali procederò con ascese graduali, in attesa della finestra di tempo buono che mi consentirà di provare la salita verso la vetta». Per capirci, la distanza dal campo 3 alla vetta, che gli alpinisti che faranno parte della sua spedizione copriranno in quattro giorni, il runner vigevanese, accompagnato solo da uno sherpa, ha in programma di chiuderla in sole 30 ore. «Non sono alla ricerca del record di ascesa sull’Everest – precisa – ma di un traguardo molto più grande». Cioè essere il primo uomo che raggiunge in velocità le grandi cime della terra. Per ottenere questo traguardo si è preparato duramente, assistito dai medici del Centro di medicina della montagna di Aosta-Chamonix. «Per mesi mi sono allenato quattro giorni in pianura e uno in quota, dove progressivamente ho simulato le situazioni che dovrò affrontare sull’Himalaya».

Condizioni estreme, con temperature oltre i 20 gradi sotto zero, vento, spazi limitatissimi a disposizione e difficoltà per ogni più elementare operazione. «Oltre ad una condizione fisica perfetta – spiega l’alpinista lombardo – una parte importante, direi anzi fondamentale, sarà quella mentale: è necessario restare concentrati per i lunghi giorni dell’attesa e poi per la salita». Per legge dovrà avere con sé cinque bombole di ossigeno. «Proverò ad arrivare in vetta senza – sottolinea – ma non escludo di potervi ricorrere: è bene sapere che a quella quota l’ossigeno è solo il 30 per cento rispetto al livello del mare. Conto di percorrere quella che è conosciuta come “zona della morte” in otto ore». Si tratta di un dislivello di 550 metri che a quote inferiori richiederebbe molto meno tempo. Invece il percorso di Colli sarà lungo e impegnativo: il campo-base a quota 5 mila e poi tre campi intermedi prima della vetta. «Tecnicamente si tratta di una salita meno impegnativa di altre che ho affrontato – spiega ancora – ma le condizioni ambientali estreme la rendono al contrario la più impegnativa in assoluto». Nei prossimi due giorni, arrivato in Nepal, Luca Colli sbrigherà le pratiche burocratiche necessarie alla salita sul “tetto del mondo”. Dall’inizio della prossima settimana la «Missione Everest» inizierà, per concludersi, secondo le previsioni, nella seconda metà del prossimo mese di maggio.