La mobilitazione alla Moreschi. La protesta “trasloca”. È nel Quadrilatero della moda

Dopo l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per cinquantanove lavoratori il presidio si sposta dai cancelli della fabbrica al negozio e allo showroom milanesi.

La mobilitazione alla Moreschi. La protesta “trasloca”. È nel Quadrilatero della moda

Il dipendenti riuniti in via Cararola

Venti giorni di astensione dal lavoro per un’ora in segno di protesta; gli uffici “occupati“ da una settimana; presìdi ai cancelli dell’azienda. Non si ferma la protesta dei 59 operai per il quali qualche settimana fa Moreschia, uno degli ultimi brand rimasti della calzatura di lusso Made in Vigevano, ha annunciato l’avvio del procedimento di licenziamento collettivo.

Una nuova mobilitazione è prevista per la giornata di oggi. Non più a Vigevano bensì a Milano, davanti al negozio monomarca di via Manzoni e allo showroom di via Sant’Andrea, nel cuore della Milano del lusso. L’iniziativa che ha come sfondo il Quadrilatero della moda sembra destinata a lasciare il segno nella vertenza avviata quando l’azienda ha annunciato di voler decentrare la produzione.

Martedì invece è in agenda l’ultimo incontro tra le parti espressamente previsto dalla procedura di licenziamento collettivo. Poi la vertenza approderà in Regione per un’ulteriore intermediazione, prevista a maggio. Ma non è un mistero che le forze sindacali vogliano portare il caso ai ministeri romani. Se proprietà e lavoratori non troveranno un’intesa si procederà con i licenziamenti mentre la chiusura definitiva dello stabilimento di via Cararola avverrà a settembre.

Intanto resta aperta la partita relativa alle spettanze: i lavoratori sono in attesa degli stipendi di febbraio per cui finora sono stati versati soltanto acconti. Di certo c’è che i sindacati si sono detti contrari a sottoscrivere un accordo simile a quello che a luglio 2023 ha portato ad altri 27 licenziamenti perché "non sono stati rispettati i termini per il pagamento del Tfr e degli incentivi all’esodo, tanto che si è dovuto fare ricorso a decreti ingiuntivi per ottenere le spettanze".

Umberto Zanichelli