NICOLETTA PISANU
Cronaca

Il maxi-rogo di rifiuti a Mortara. Condannato a quattro anni il titolare. Comune risarcito con 50mila euro

Vincenzo Bertè rispondeva di incendio doloso, la Procura aveva chiesto per lui dodici mesi in più. Venticinquemila euro alla seconda parte civile, l’associazione Futuro Sostenibile in Lomellina.

Il maxi-rogo di rifiuti a Mortara. Condannato a quattro anni il titolare. Comune risarcito con 50mila euro

Il maxi-rogo di rifiuti a Mortara. Condannato a quattro anni il titolare. Comune risarcito con 50mila euro

MORTARA (Pavia)

Per il rogo del 6 settembre 2017 all’impianto di rifiuti di via Fermi a Mortara, l’ex titolare cinquantaseienne Vincenzo Bertè è stato condannato a quattro anni di reclusione. L’accusa era incendio doloso, inizialmente contestato come reato colposo ma poi modificato in base alle testimonianze. Il pm Paolo Mazza ieri al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna a cinque anni.

Due le parti civili costituite a processo, la giudice Elena Stoppini ha disposto provvisionali da 50mila euro per il Comune di Mortara, assistito dall’avvocata Anna Maria Ghigna, e da 25mila per l’associazione Futuro Sostenibile in Lomellina: "L’incendio ha restituito un’immagine deformata del Comune di Mortara quale territorio inquinato e degradato. Immagine peraltro suffragata dal discredito che la stampa ha alimentato, fungendo da cassa di risonanza della vicenda – ha commentato l’avvocato Ghigna, che ha visto accogliere l’istanza in quanto aveva chiesto al giudice una provvisionale di 50mila euro a fronte di una richiesta di risarcimento complessiva di 400mila euro – Sono molto soddisfatta della sentenza, che ha accolto esattamente le richieste risarcitorie del Comune. Una sentenza coraggiosa sotto il profilo della liquidazione del danno".

Secondo l’accusa, Bertè avrebbe appiccato il rogo all’impianto servendosi di un accendino. Nella discarica erano stoccati circa 17mila metri cubi di rifiuti, molti di più rispetto alle autorizzazioni. Le operazioni di spegnimento delle fiamme erano durate diversi giorni, con ordinanze di chiusura delle scuole e divieto di cogliere verdure negli orti per via delle possibili sostanze rilasciate con il rogo.

Per l’accaduto è in corso un altro procedimento, collegiale: alla sbarra, oltre a Bertè, sono imputati anche Andrea Biani che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di amministratore della Eredi Bertè Recology; e Vincenzo Ascrizzi, già titolare di un’azienda con cui avrebbe – secondo le accuse – effettuato attività di riciclaggio. In questo filone processuale, dove i tre sono accusati a vario titolo di reati fiscali e riciclaggio oltre che dell’incendio, per Bertè era decaduta l’accusa relativa al rogo in quanto già imputato per questo reato nel procedimento giudiziario che si è concluso ieri con la sua condanna.