Gli ospedali migliori al mondo. Il San Matteo si piazza al 117° posto

La classifica premia il policlinico pavese, quarto in Italia alle spalle di Gemelli, Niguarda e San Raffaele

Quarto ospedale pubblico in Italia, secondo istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, il San Matteo è tra i migliori 250 presidi sanitari al mondo. Lo ha detto Newsweek, che dal 2019 redige una classifica delle strutture ai vertici sulla base dei pareri espressi da 85mila esperti medici e dai sondaggi raccolti tra i pazienti che sono stati ricoverati. Incrociando i dati, il Policlinico si è piazzato al 117° posto su 2.400 ospedali di 30 Paesi al mondo. Davanti al presidio di viale Golgi ci sono il Niguarda di Milano, 52° nella classifica generale e secondo in Italia dopo il Policlinico Gemelli di Roma, seguito dall’Irccs San Raffaele - Gruppo San Donato (57° al mondo e terzo in Italia) e dall’istituto clinico Humanitas di Rozzano (65° al mondo e 4° in Italia). Dietro si sono piazzati il Papa Giovanni XXIII di Bergamo (135°, nono in Italia) e gli Spedali Civili di Brescia (202° al mondo, 12° in Italia).

"Non mi piacciono molto le classifiche – ha commentato il presidente del San Matteo Alessandro Venturi – ma il risultato è molto lusinghiero. È facile essere primo, quando sei l’unico, ma noi non lo siamo. Abbiamo un sistema sanitario nazionale e a pochi chilometri centri d’eccellenza come gli ospedali milanesi, tra i più importanti d’Italia. Nonostante questo siamo il 4° nosocomio pubblico e il 2° Irccs dopo Bologna". Nella classifica non sono rientrate strutture del meridione, non si va più a sud del Policlinico Gemelli di Roma.

"Occorre colmare questa disparità – ha aggiunto Venturi – sostenendo forme di mobilità per i pazienti che hanno bisogno di cure. Il faro deve essere sempre il paziente, al quale bisogna garantire le migliori cure possibili. In altri Paesi questo avviene, il paziente si sposta, da noi si tende a pretendere d’avere tutto sotto casa, ma replicare centri d’eccellenza avrebbe un costo esagerato, mentre le risorse pubbliche potrebbero essere impiegate meglio. Tanto più che oggi le nuove tecnologie ci aiutano e, tra professionisti, si può collaborare a distanza. Sempre a patto che si superino i protagonismi. I giovani riescono a farlo e riescono ad avere un approccio multidisciplinare. Se posso fare un plauso al personale che opera al San Matteo è per l’attenzione che mostra al paziente. Da noi non si cura soltanto la malattia, si pensa alla persona e alla sua famiglia che in alcuni casi rischia di soffrire più del paziente stesso. Una qualità che viene riconosciuta soprattutto da chi proviene da centri di cura del Milanese".