Federica Scalvini e il body shaming in campo: "Il mio peso usato come insulto. Detto da una donna fa più male"

Vigevano, la capitana di Cat Vigevano attaccata durante una partita di basket dall’allenatrice avversaria. "Chiedevo le scuse, sono stata derisa. Cattivi modelli per le ragazzine: i post social non bastano"

Federica Scalvini, giocatrice di basket 32enne, capitana di Cat Vigevano
Federica Scalvini, giocatrice di basket 32enne, capitana di Cat Vigevano

“Fino a 10 giorni fa eravamo tutte in piazza con gli striscioni e il fiocchetto rosso a chiedere agli uomini di essere trattate con rispetto. Poi siamo noi le prime a non trattare con rispetto le altre donne". Federica Scalvini, giocatrice di basket 32enne, capitana di Cat Vigevano, è amareggiata per l’insulto che ha ricevuto in campo dall’allenatrice avversaria di Aba Legnano, campionato di serie C femminile. Body shaming, si direbbe oggi: derisione del corpo altrui. I fatti, ora: sul finire di una gara molto corretta ed equilibrata, quando ha subito un fallo da parte di un’avversaria, dalla panchina di Legnano si è alzato un grido: "Come è possibile? Hanno 102 chili di differenza".

Era l’allenatrice della squadra avversaria.

"Sì. Io sono robusta, ma ho un ottimo rapporto con il mio corpo. Capisco l’agonismo, capisco la parola di troppo, d’accordo la frase infelice. Ho anch’io uno spirito agonistico. Se l’allenatrice si fosse scusata, non sarebbe accaduto nulla. Invece, dopo la partita, quando mi sono avvicinata per chiedere conto della mancanza di tatto nei miei confronti, non mi ha neppure rivolto la parola".

Cosa è accaduto in campo dopo quella frase?

"Pensando di non aver ben capito, ho chiesto spiegazioni. Da regolamento, siccome un giocatore non può parlare con l’allenatore degli avversari, sono stata espulsa. Insomma: sono stata buttata fuori perché avevo sbagliato. Non ho insultato nessuno, sia chiaro. Ma ho reagito istintivamente e ho violato il regolamento. Non ancora paga, tuttavia, quelle persona ha ripetuto più volte la stessa frase. Poi avrebbe aggiunto: ‘C’è chi è scorretta in campo e fuori’".

E le sue compagne come hanno reagito?

"Mi hanno difesa, è scattato lo spirito di squadra. Giochiamo per divertirci, siamo adulte, mature, ci alleniamo in palestra tre volte alla settimana".

Gli arbitri non sono intervenuti?

"Erano molto giovani, credo minorenni, e forse inesperti di fronte a una situazione che andava oltre il gioco. Lo ripeto, io ho un buon rapporto con il mio corpo, ho provato tantissime diete senza successo. Ma guardi, neppure questo importa. Mi chiedo: se quella donna avesse dato della ‘balena’ a un’adolescente, come avrebbe reagito quella ragazzina? Che effetto avrebbe avuto sulla sua crescita? Penso che l’allenatrice avrebbe potuto semplicemente scusarsi con me. Non so perché si sia impuntata sui 102 chili, ma tant’è".

Ci sarà un seguito a questo spiacevole episodio?

"La mia società sta preparando il ricorso alla federazione. Nel frattempo ho rimediato una giornata di squalifica: pago per la reazione. Amen. Non ho alcuna intenzione di lasciar passare questo tipo di atteggiamenti. Anche noi donne dobbiamo rivedere i nostri comportamenti".

Le era mai capitato prima?

"In tanti anni: mai una volta. E vorrei che nessuno debba mai più vivere una cosa del genere. C’era il mio nipotino sugli spalti, si è messo a piangere sentendo insultare la zia. Non è bello, lo sport è per tutti".

Lei è anche allenatrice di una squadra di basket maschile.

"Sono ragazzi di 15-16 anni e a loro insegno anzitutto una cosa: dovete diventare prima uomini che giocatori, altrimenti non sarete mai degli atleti. Non so se diventeranno cestisti dell’Nba, vorrei però diventassero uomini che possano camminare a testa alta nella vita".

La federazione che atteggiamento ha di fronte a questi episodi?

"Proprio qualche giorno fa ha lanciato una campagna social contro la violenza verbale. I post però non bastano a sconfiggere la violenza verbale. E questa è stata pura violenza verbale".