Pavia, il Comune toglie i buoni pasto a chi va in assemblea sindacale: “Pare una punizione”

La Uil non accetta la decisione: “Sentiremo l’avvocato, pronti all’agitazione. Potrebbe anche prospettarsi un comportamento anti-sindacale”

Palazzo Mezzabarba, sede del Comune di Pavia

Palazzo Mezzabarba, sede del Comune di Pavia

Niente buono pasto a chi ha partecipato a un’assemblea sindacale. A sollevare il caso è il segretario responsabile delle amministrazioni locali della Uil Maurizio Poggi che ha scritto al dirigente Gianfranco Longhetti, al segretario generale Riccardo Nobile e all’assessore al Personale del Comune Barbara Longo perché a un iscritto è stato comunicato che non sarebbe stato concesso il buono pasto per il 16 novembre. In quel giorno, che era un giovedì e quindi prevedeva il rientro dei dipendenti dopo la pausa pranzo, era stata organizzata un’assemblea sindacale dalle 10 alle 12.

“Secondo un parere Aran che è stato citato a supporto della decisione – spiega Maurizio Poggi – il buono pasto non spetterebbe. Ma quel parere non ha validità giuridica perché si tratta di un parere “facoltativo non vincolante“. Non solo, la nota citata è stata emessa per i delegati sindacali che effettuano, in permesso, attività sindacale durante l’orario di lavoro, non certo per la partecipazione ad assemblee sindacali che durano un paio d’ore".

Il caso quindi è differente, però sapere di restare senza buono pasto potrebbe indurre i lavoratori a disertare le assemblee. "Questa segreteria provinciale avendo avuto assicurazioni di una decisione rapida nel merito del problema – aggiunge Poggi – rimane in attesa di una definitiva soluzione che comprenda anche il ripristino del buono pasto non riconosciuto ai lavoratori che hanno partecipato all’assemblea. In caso contrario, agirà a tutela dei dipendenti interessati".

La Uil non ha alcuna intenzione di lasciar cadere la questione che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente. "Alla ripresa delle attività – prosegue il segretario – la mancata erogazione del buono pasto sarà portata all’attenzione del nostro servizio legale, a tutela dei nostri iscritti coinvolti in tale diniego. Vogliamo avere un consiglio su come agire. Se poi l’amministrazione non cambierà atteggiamento, contatteremo le altre forze sindacali per una prossima proclamazione dello stato di agitazione del personale che comunque siamo pronti a indire anche da soli, nel caso le altre sigle non dovessero unirsi. Senza contare che potrebbe anche prospettarsi un comportamento anti-sindacale. Non ricevere il buono pasto, infatti, suona un po’ come una punizione e i dipendenti potrebbero decidere di rinunciare all’assemblea per non essere penalizzati".