La casalinga di Voghera: è mai esistita davvero? Quello stereotipo poco gradito

La sindaca Garlaschelli e il “mito“ di Arbasino: le nostre mamme bollate ingiustamente per anni. Oggi un dibattito dedicato alla “figura”

Paola Garlaschelli, sindaca di Voghera
Paola Garlaschelli, sindaca di Voghera

Voghera (Pavia), 5 dicembre 2023 – È “nata" in tempi in cui il politicamente corretto era molto lontano. Allora si poteva "aver fatto il militare a Cuneo" oppure pensarla come "la casalinga di Voghera", una donna dalla bassa scolarità che lavorava in casa o aveva un’occupazione molto umile e un notevole senso pratico.

Resa popolare da un censimento della Rai che negli anni Sessanta voleva verificare quante parole che venivano pronunciate nei notiziari e nel mondo della politica, fossero comprensibili all’italiano medio, Alberto Arbasino rivendicò la paternità dell’espressione. Prima dello scrittore e giornalista, però, ci fu già una “casalinga di Voghera“.

In un mondo profondamente maschilista Carolina Invernizio, nata a Voghera nel 1851, la scrittrice dei celebri romanzi popolari di appendice, da alcuni intellettuali invidiosi del suo successo definita "La Carolina di Servizio" e "La casalinga di Voghera".

Anni dopo a quella di Voghera, Nanni Moretti affiancò quella di Treviso, finita presto nel dimenticatoio, mentre alla “collega“ lombarda è stata dedicata anche una scultura molto osteggiata, in città, finché non venne rimossa.

In epoca social, la casalinga è tornata con un blog tenuto dalla "cugina" per prendere le distanze quanto basta. Oggi il teatro Valentino ospita alle 10.30 il dibattito "Ma ci sarà ancora la casalinga di Voghera? (riflessione semiseria dal boom economico ai nuovi consumi)". Intervengono, tra gli altri, Andrée Ruth Shammah (Teatro Parenti), il sondaggista Nando Pagnoncelli e la docente Emanuela Scarpellini.

Sindaca Garlaschelli, esiste ancora la casalinga di Voghera di Arbasino? O meglio: è mai esistita davvero?

"Mi piace pensare alla casalinga di Voghera quale espressione rivendicata da Alberto Arbasino ispirata alle sue zie di Voghera, rappresentative di un solido buon senso lombardo – risponde Paola Garlaschelli, prima cittadina della città iriense – Nella sua accezione negativa ha rappresentato una brutta sineddoche che ha bollato ingiustamente le nostre mamme casalinghe per anni. Ingiustamente perché i dati Piacc 2013 collocano l’intero popolo italiano, donne e uomini, all’ultimo posto tra i paesi Ocse per la capacità di comprendere un testo, anzi nella statistica, le donne sono messe meglio degli uomini".

Oggi le donne di Voghera chi sono? Casalinghe con il grembiule o lavoratrici?

"Le donne di Voghera non sono diverse dalle altre, i dati che ci riguardano non sono differenti da quelli nazionali. La maggior parte delle donne lavora. Certo non tutte, vi è un certo numero di donne che hanno un’età idonea al lavoro e che non lavorano. Altre, invece, smettono di lavorare dopo la nascita del primo figlio per fare le casalinghe, non sempre però perché sollecitate a farlo dal proprio datore di lavoro, in alcuni casi anche per una scelta presa in autonomia"

Che città è oggi Voghera? Resta una realtà "dormiente” o e più vivace?

"Voghera è sempre meno dormiente e lo sta dimostrando. Con l’apertura del teatro dedicato a Valentino Garavani abbiamo avviato una nuova stagione non solo dal punto di vista culturale. Il teatro gremito alla presentazione del cartellone è significativo della vivacità della nostra comunità".

L’incontro in programma oggi sta sollevando qualche polemica perché a Voghera ci sono imprese straordinarie e nell’ambito dell’anno dedicato a Pavia capitale della cultura sarebbe stato meglio accendere i riflettori sulle idee emergenti di alcuni imprenditori piuttosto che sugli stereotipi.

"La casalinga è uno spunto per una discussione molto ampia, non facciamoci fuorviare dal titolo".