MARCO GALVANI
Cultura e Spettacoli

Monza “stregata” da Banksy, indiscusso re della street art

Il Serrone ospiterà 70 opere del misterioso writer inglese. Per la prima volta in Italia sono state portate anche tre pareti disegnate con i graffiti e salvate da vandali e demolizioni

Sabina de Gregori, tra le maggiori studiose di Banksy e curatrice della mostra

Sabina de Gregori, tra le maggiori studiose di Banksy e curatrice della mostra

Monza, 30 giugno 2023 – “Siamo spiacenti! Lo stile che avete ordinato è al momento fuori produzione”. Le parole di Banksy sono lì, stampate bianco su nero all’ingresso del Serrone della Villa Reale di Monza.

I primi passi di una mostra non autorizzata e non convenzionale del misterioso writer inglese di Bristol. Graffiti che accompagnano in un percorso caratterizzato inizialmente da un allestimento scarno che vuole ricordare gli inizi della carriera di Banksy e laprossimità che poteva avere chiunque passasse davanti le sue opere per la strada.

I graffiti che sono “sinonimo di meraviglia“ e “una delle forme d’arte più oneste che ci siano, non c’è elitarismo né ostentazione, si espone sui migliori muri che una città abbia da offrire“. Ma lungo la ’navata’ del Serrone si arriva alla loro sacralizzazione come oggetti d’arte di nicchia. "I muri che diventano reperti archeologici da conservare, proteggere, valorizzare", le parole di Sabina de Gregori, curatrice della mostra “Banksy - Painting walls" aperta da oggi al 5 novembre. Perché questo dev’essere il senso dell’arte iconica e provocatoria fatta con lo spray sui muri. Pezzi che sbattono in faccia satira e critica politica e culturale.

Come "Season’s Greetings”, l’immagine simbolo della mostra, ma soprattutto uno stencil contro l’inquinamento di Port Talbot, la città più “sporca” del Regno Unito: “Da quando è apparso, nel 2018, alcuni fanatici hanno cercato di distruggere questa straordinaria opera d’arte. La stiamo spostando per preservarla per le generazioni future dove potrà essere vista e goduta”, l’impegno di John Brandler, gallerista dell’Essex, collezionista e proprietario anche degli altri due muri portati a Monza per la prima volta in Italia, “Heart Boy“ e “Robot/computer boy“. Del resto “un muro è la cosa più dura con cui puoi colpire qualcuno“.

Anche se Banksy ha saputo essere rivoluzionario anche disegnando su un quadrato di cartone o su una tavola di legno, su un pezzo di carta e pure sulla copertina di un disco.

Pezzi unici, una settantina di opere originali che raccontano la situazione climatica, le disuguaglianze sociali, i migranti, le guerre e i diritti dei popoli. Perché "più che una mostra su Banksy, questa vuole essere una mostra su tutto quello che gira attorno alle sue opere – racconta de Gregori –. Sarà come entrare in una chiesa, la chiesa di Banksy. Il Serrone che diventa un tempio dove contemplare un’assenza. Cerchiamo di farlo nella maniera più grandiosa possibile, in modo che i pochi grammi delle sue vernici diventino (anche) vertiginose opere di sei tonnellate e si possa sentire, di sottofondo, l’eco che produce un artista che non esiste". Messaggi lasciati ovunque.

Perfino sulla panchina di un campetto da calcio in Chiapas (Messico) quando Banksy fece il portiere della squadra di calcio amatoriale Easton Cowboys di Bristol a una partita di beneficenza contro la squadra dell’Esercito Zapatista di liberazione nazionale, guidato dagli indigeni delle montagne del Chiapas.

Legno, ma anche cartone, come i tre cartelli realizzati nel 2003 per la manifestazione londinese contro la guerra in Iraq distribuiti ai suoi amici. Molti sono andati persi o distrutti, i tre superstiti sono esposti a Monza e portano ancora i segni della protesta. C’è anche un tappetino appeso alla parete. Di quelli che si usano davanti alla porta d’ingresso di casa. Con la scritta "welcome” ricamata utilizzando pezzi di giubbotti di salvataggio recuperati sulle spiagge.

Le spiagge di approdo dei migranti. E poi ci sono i Rats, uno dei primi soggetti su cui Banksy si è concentrato all’inizio della sua carriera e che rappresentano “noi tutti, artisti, vandali, corridori, rapper, musicisti, ladri e scalatori“. Fino a un omaggio al Barking Dog di Keith Haring nella serigrafia su carta in cui il classico dog della pop art è tenuto alla catena dal membro di una delle gang che infuocavano il sud di Londra.

Ecco perché Banksy con la sua arte vuole “rendere il mondo un posto più bello". Immaginandosi, dice lui, “una città in cui i graffiti non siano illegali, una città in cui tutti possano disegnare quello che vogliono. Dove ogni strada è inondata da un milione di colori e piccole frasi. Una città che sembra una festa alla quale sono invitati tutti, non solo gli agenti immobiliari e i baroni della grande impresa. Immagina una città così e smettila di appoggiarti al muro: è dipinto di fresco“.

Orari e biglietti della prodotta da Metamorfosi Eventi con SM.Art, WeAreBeside e Consorzio Parco e Villa Reale. Fino al 10 settembre da mercoledì a venerdì 14-20, sabato e domenica 10-20. Dall’11 settembre, da mercoledì a domenica 10-20. A Ferragosto e l’1 novembre apertura dalle 10 alle 20. Biglietti: intero 14 euro, ridotto 12, con il biglietto della visita della Villa Reale 10 euro, scuole 6 euro. Gratis bambini fino a 5 anni.