MONICA GUZZI
Cronaca

Gli scherzi dei premi Nobel nel libro di Vito Tartamella

I racconti dell'autore monzese nel volume “Il pollo di Marconi e altri 110 scherzi scientifici”

Vito Tartamella

Vito Tartamella

Guglielmo Marconi, inventore del telegrafo senza fili e premio Nobel per la Fisica nel 1909, si divertì grazie ai suoi esperimenti a “resuscitare“ un pollo spennato lasciato dalla governante sul tavolo della cucina, prendendosi gioco di tutti. Enrico Fermi, fra i progettisti del primo ordigno atomico, fin da giovane lanciava bombe di sodio negli orinatoi, mentre Nikola Tesla, padre di 280 brevetti che hanno gettato le basi della moderna ingegneria elettronica, fece credere al suo pubblico di avere inventato una barca dotata di un cervello simile a quello umano, capace di rispondere ai quesiti posti dagli spettatori. Goliardi e burloni: il mondo degli scienziati è pieno di queste figure. Un gusto, quello per lo scherzo, che non risparmia nemmeno le istituzioni, scatenatesi più volte con annunci di scoperte in grado di cambiare il destino dell’umanità... rivelatesi poi arguti pesci d’aprile.

Un esempio? Partiamo dal bosone di Higgs, la sfuggente particella subatomica teorizzata dal fisico britannico Peter Higgs nel 1964, le cui tracce furono scoperte solo nel 2012 al Cern di Ginevra. Nel 2013 Higgs ricevette il Nobel per la fisica, mentre cinque ani dopo il Cern annunciò la scoperta di un’altra particella: quella di Eggs (“uova” in inglese), così chiamata perché «predetta più di 40 anni fa da Peter Eggs». Se il bosone di Higgs conferisce la massa ad altre particelle fondamentali, quello di Eggs dà loro il “sapore”: in fisica, il “sapore” è un valore che descrive alcune caratteristiche delle particelle (energia, forma orbitale, magnetismo, spin). «Se non esistesse la particella Eggs, tutto il cibo avrebbe lo stesso sapore», scriveva il Cern con evidente ironia.

È questo uno degli scherzi in cui si è imbattuto nella sua attività il giornalista scientifico monzese Vito Tartamella e che ora ha deciso di raccoglierli in un libro: “Il pollo di Marconi e altri 110 scherzi scientifici” (Dedalo edizioni, 283 pagine, 18 euro). Nell’elenco catalogato da Tartamella c’è anche la Nasa, diabolica (è il caso di dirlo) mente orditrice di un clamoroso pesce d’aprile. Dopo avere inviato nello spazio Messenger per studiare il pianeta Mercurio, il più vicino al Sole, quando la sonda ha esaurito il suo propellente, nel 2015, l’ha fatta precipitare sulla superficie del pianeta con un impatto controllato, a 14mila chilometri. In un articolo, il sito della rivista “Science” annunciò che poco prima di distruggersi la sonda aveva registrato i suoni di voci umane in diverse lingue, e immagini sgranate di persone. Padre Felix Flammis, portavoce dell’Osservatorio Vaticano, aveva definito quelle registrazioni «una prova inconfutabile dell’esistenza dell’inferno». In realtà era uno scherzo.

“La densità di popolazione di mostri nel lago Loch Ness” è invece il titolo di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Limnology and Oceanography” da R. Sheldon e da S. Kerr del Bedford Institute of Oceanography di Dartmouth. Qui i due studiosi si propongono di stimare scientificamente il numero di mostri che possono esistere a Loch Ness, arrivando a ipotizzarne 20. Anche questa naturalmente è una burla. Il libro nasce nel 2014 con la scoperta di una beffa clamorosa, durata 27 anni: uno studio, pubblicato sulla rivista “Journal of statistical physics“, che aveva tra i firmatari un certo Stronzo Bestiale dell’Istituto per gli Studi Avanzati di Palermo. 

Scava e scava, Tartamella scopre che il nome inventato, aggiunto a quello di uno studioso serio, era una divertente vendetta: è bastato cambiare il titolo e i nomi degli autori a uno studio scientifico prima rifiutato, per vederselo finalmente accettato e pubblicato! «Quando svelai il retroscena di questa ricerca, ne parlò anche il sito della rivista Science – ricorda Tartamella –. E diversi scienziati di tutto il mondo mi scrissero per segnalare altri scherzi. Era un aspetto di cui non immaginavo l’esistenza, così ho deciso di approfondire. Scoprendo che il caso Bestiale non era affatto isolato: enti di ricerca come la Nasa, il Cern, il FermiLab, riviste del calibro di Science e Nature, musei e laboratori di tutto il mondo avevano architettato burle clamorose negli ultimi 150 anni».

Un fenomeno più diffuso di quanto si possa immaginare. Tra i burloni citati in questo libro ci sono cinque premi Nobel. Le radici vanno oltre la tradizione goliardica. Fin dal Medioevo in occasione delle principali festività i monaci scrivevano versioni parodistiche dei trattati, un divertimento intellettuale. Oggi è anche un modo per sbugiardare realtà farlocche o personaggi poco seri. Ma è pure una boccata d’aria, una sorta di rivendicazione della libertà dell’uomo di scienza di uscire dalla gabbia delle regole.