Vetrine spente. Caro affitti e spese mettono in fuga i negozi al dettaglio

Giù del 18% le botteghe tradizionali, soppiantate dall’e-commerce. Rivincita invece per bar e ristoranti dopo il crollo durante la pandemia.

Vetrine spente. Caro affitti e spese mettono in fuga i negozi al dettaglio
Vetrine spente. Caro affitti e spese mettono in fuga i negozi al dettaglio

Cala il commercio tradizionale, crescono e-commerce, attività di alloggio e ristorazione. È la fotografia di Monza che emerge dall’indagine “Città e demografia d’impresa: come è cambiato il volto delle città, dai centri storici alle periferie, negli ultimi dieci anni“. Un’indagine realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio nazionale in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, che analizza l’evoluzione del tessuto commerciale negli ultimi 10 anni in 120 comuni medio-grandi.

"La flessione del commercio tradizionale in città (-18%) è di poco superiore alla media rilevata nei comuni oggetto dell’indagine (-17%) – afferma Domenico Riga, presidente di Confcommercio Monza e circondario – ma ciò che sorprende è il dato relativo agli esercizi commerciali ubicati nel centro storico, diminuiti del 26,4% nel periodo 2012-2023. Caro affitti, grande distribuzione e store di catena spesso si rivelano ostacoli insormontabili per i piccoli commercianti – spiega Riga – molti dei quali faticano ad adeguarsi ad una omnicanalità di vendita divenuta indispensabile per rimanere competitivi. Basti osservare il dato relativo all’e commerce e alle altre forme di vendita, le cui imprese registrate in città sono aumentate del 91%. Invece fanno ben sperare i dati relativi ai servizi di alloggio e di ristorazione, cresciuti rispettivamente del 20,1 e del 38,6%". Se la situazione è positiva per bar e ristoranti, è invece piuttosto critica per altri esercizi commerciali. Dal 2012 al 2023, calano, nel centro storico i piccoli punti vendita di prodotti alimentari e bevande. In centro si passa da 57 esecizi a 30, mentre fuori dal centro storico, passano da 46 nel 2012, hanno un picco nel 2019 (56 imprese) e si stabilizzano nel 2023 a 52. Si dimezzano i benzinai in centro a Monza, passando da 13 a 7 in 11 anni, mentre restano stabili 24 fuori dal centro storico. Sensibile calo in centro dei venditori di prodotti per uso domestico in esercizi specializzati (come casalinghi, ferramenta, piccole riparazioni...) che passano da 73 imprese a 43 in poco più di 10 anni. Calano anche nei quartieri: da 57 a 43. Si dimezza nel centro di Monza l’esistenza dei piccoli commercianti di prodotti di nicchia, come i venditori di tendaggi, mercerie e negozi di articoli per animali, mentre gli amici a quattro zampe sono in aumento. Aumenta la voce alberghi, bar e ristoranti che come categoria d’insieme passa da 267 a 291 in centro città e da 240 a 318 nei quartieri più decentrati.

In realtà, guardando le voci analitiche gli alberghi sono anch’essi in calo, soprattutto in centro, dove passano da 12 a 8, mentre salgono da 3 a 6 in periferia, ma l’aumento evidente si ha fra i ristoranti. In centro passano da 110 a 148, fra ristoranti veri e propri e piccole pizzerie o locali per spuntini e in periferia da 126 a 179. Mentre i bar calano da 133 a 120 in centro, per salire invece nei quartieri, da 102 a 115. La media viene alzata dalle tabaccherie che invece crescono da 18 a 22 in centro e rimangono stabili nel decennio a 24 fuori dal salotto buono di Monza. Il servizio tabaccheria viene aggiunto ai bar e questo alza la media del settore bar. Si aggiungono anche le forme di alloggio diverse dagli alberghi (B&B, ostelli, affittacamere) che da 12 passano a 15 in centro e raddoppiano da 9 a 18 appena fuori.