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22 mag 2022

"Testimoni di Geova? Non era in missione"

Dalla Sala del Regno di Lissone c’è molto sconcerto per la sorte del confratello Giovanni: "Non era a costruire una chiesa"

22 mag 2022
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento
La polizia nelle strade di Bamako, capitale di un paese turbolento

È stata confermata dalla Farnesina la notizia del rapimento di tre italiani, prelevati da casa da un commando armato, giovedì sera, in un piccolo villaggio a 400 chilometri a est della capitale Bamako, Mali. "L’Unità di Crisi sta profondendo ogni sforzo per una soluzione positiva del caso, a tal fine - ha sottolineato la Farnesina in una nota -. Il Ministero degli Esteri ribadisce, d’intesa con i famigliari, l’esigenza di mantenere il massimo riserbo". Il Ministro Luigi Di Maio segue in prima persona la vicenda. E si segue anche a Lissone, dove Giovanni Langone ha abitato per anni, prima di fare una scelta forte, direzione Africa. Soprattutto dalla Sala del Regno dei Testimoni di Geova di Lissone: una grande villa con giardino al confine con Biassono, epicentro dei fedeli della zona. Dove, tristezza e apprensione, però, si mischiano a un po’ di rammarico e perplessità, insieme a una certezza. "Di certo non erano lì per costruire una chiesa - racconta un uomo, tra i cardini della comunità che si ritrova qui a Lissone, ma che preferisce rimanere anonimo, per le regole imposte dall’alto -, perché per andare in missione per i Testimoni di Geova ci vuole un mandato preciso, che loro non avevano. Giovanni che io sappia abitava qui a Lissone fino a una decina di anni fa, poi ha fatto questa scelta di vita, ma non legata ad aspetti evangelici". Non lo conosceva bene, "l’ho visto qui una volta, so comunque che ogni tanto faceva avanti e indietro - prosegue l’uomo -, i genitori lo hanno raggiunto in Mali successivamente. Adesso siamo dispiaciuti e preoccupati per lui, è chiaro, anche perché la situazione in quei posti è molto critica e confusa. Resta il fatto che nella nostra organizzazione non ci si muove così". Il rapimento sarebbe avvenuto per mano del Fronte Nazionale del Macina (Flm), conosciuto anche come Katiba Massina, un gruppo armato. "Non abbiamo traccia di nostri fedeli in missione in quei luoghi. Forse potrebbe trattarsi di volontari", ha confermato la Congregazione.

Alessandro Crisafulli

© Riproduzione riservata

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