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4 mag 2022

Storie di arte e bellezza fra le colline della Brianza

Riaperto dopo la pausa invernale l’incredibile museo a cielo aperto di Briosco. Al Rossini Art Site le opere di César, Cascella, Fuksas, Pomodoro e Consagra

monica guzzi
Cronaca

di Monica Guzzi

Una storia di amicizia, arte e mecenatismo. Protagonisti un grande parco nel cuore della Brianza, artisti come Mario Negri, Pietro Consagra, Andrea Cascella, Giò Pomodoro, Hidetoshi Nagasawa, Denis Oppenheim, ma soprattutto un uomo, Alberto Rossini (in foto), capitano d’industria capace di creare un impero dal nulla e sensibile alla bellezza e alle avanguardie.

Il Rossini Art Site ha riaperto in questi giorni nel verde delle colline brianzole: resterà a disposizione del pubblico fino a ottobre, che potrà accedervi ogni domenica attraverso visite guidate, laboratori o eventi.

Un grande parco artistico che racconta la vita di un appassionato d’arte e della sua famiglia. Un uomo che fu soprattutto un mecenate dal grande fiuto. Nato a Carate Brianza fra le due guerre, origini umili e diploma di ragioneria in tasca, nel 1969 fondò la Ranger Italiana, diventata in breve tempo tra le aziende leader nella costruzione di stampi per le materie plastiche. Per Alberto Rossini industria e arte andarono sempre a braccetto. Prima cominciò ad acquistare opere, poi ad ospitare nella sua casa gli artisti e a sostenerne i progetti.

Due le opere particolari sulle quali soffermarsi in questo momento di guerra. La più antica è una statua di Lenin, abbattuta dalla popolazione di Tallin con lo sgretolarsi dell’impero sovietico. Destinata a una fonderia, si scontrò con la resistenza degli operai a distruggerla. In quel momento arrivò Rossini, che decise di acquistarla, salvandola ma al tempo stesso svuotandola da ogni significato celebrativo: la statua oggi è in una nicchia quasi nascosta, non domina piazze e non è nemmeno posta su un piedistallo, ma rasoterra, a misura d’uomo. E per ricordare l’abbattimento dei simboli di un regime, mantiene ancora la corda al collo utilizzata per tirarla giù dal piedistallo.

Sorge invece su un’altura l’opera di Massimiliano Fuksas, la Casa della Pace, esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2000 con lo scopo di rappresentare in scala ridotta la Peres Peace House, successivamente realizzata a Tel Aviv. Attuale il messaggio dell’edificio: la pace è il frutto della stratificazione di tempo e pazienza.

L’amicizia con alcuni artisti ha dato vita a opere monumentali come il Demiurgo di Andrea Cascella o la Porta del Cremlino di Pietro Consagra. L’industriale brianzolo collaborò anche con César nella realizzazione dello straordinario ciclo di compressioni della Suite Milanaise (esposta in una grande mostra al Céntre Pompidou di Parigi), che valse ad Alberto Rossini nel 1998 il Premio Guggenheim Arte e Impresa. Significativa anche l’amicizia con Hidetoshi Nagasawa, l’artista arrivato a Milano durante un grand tour in bicicletta dal sud al nord, con la realizzazione di grandi lavori in marmo, una fusione di oriente e occidente sintetizzata nel suo quadrato magico. E poi la land art e il sostegno agli artisti più giovani in via di affermazione, che qui potevano lavorare, portando a termiine progetti ambiziosi come la Segreta di Antonio Ievolella o i Tulipani e le Anfore di Franz Stähler.

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