GUALFRIDO GALIMBERTI
Cronaca

Seregno come Marrakech? Il piano del Politecnico per tenere sotto controllo tutte le follie del meteo

Dalle bombe d’acqua al clima africano, cresce l’allarme per il futuro e la città corre ai ripari Il progetto stabilisce materiali da usare nelle costruzioni, zone di intervento e rifugi climatici

Le ondate di maltempo convivono con la siccità: nella corsa al surriscaldamento la Brianza è la terza provincia in Lombardia

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Seregno (Monza e Brianza), 27 giugno 2024 –  Il futuro della città? Diventare come Tunisi o Marrakech. Non dal punto di vista del paesaggio, ma forse per un aspetto che è addirittura più preoccupante: quello del clima. Secondo le rilevazioni del Politecnico di Milano, infatti, alla fine di questo secolo le temperature in città potrebbero essere uguali a quelle che si registrano ora nelle due città africane.

Uno scenario inquietante, che ha portato la Giunta comunale a correre ai ripari. È nata così l’idea del “Pianoclima“, ovvero la scelta di definire temi e linee strategiche che permettano al Comune di orientare la sua operatività nel campo dell’adattamento climatico e della mitigazione ambientale. Non si tratta di un semplice esercizio accademico. La Giunta già a febbraio aveva approvato una delibera che prevedeva due punti fissi.

Il primo era quello di avviare un approccio innovativo alle tematiche urbanistiche, sociali, ambientali in grado di individuare scenari e macro strategie entro i quali strutturare il nuovo Pgt, nonché modalità operative di trattazione delle tematiche individuate, definendo ipotesi di politiche puntuali, linee guida per la trasformazione della città, buone pratiche, elementi di sviluppo per gli investimenti in spazi pubblici, servizi e infrastrutture. Tradotto: tutte le scelte future dovranno essere in piena coerenza con questo obiettivo.

Il secondo punto fisso, però, era ancora più concreto. Ovvero l’accettazione della proposta di collaborazione tecnico-scientifica con il consorzio Cise (Construction Innovation and Sustainable Engineering) che opera all’interno del Politecnico di Milano e ha come riferimento nella propria attività i dipartimenti ABC (Architecture, Building Environment and Construction Engineering) e DICA (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale). Ora proprio dal Cise è arrivato un progetto che guiderà le scelte future e che prende in considerazione diversi ambiti: la temperatura, il suolo, le aree verdi, le acque, la mobilità, gli edifici. Sulle temperature, per esempio, si sottolinea che "la pelle della città fatta di materiali duri (cemento, asfalto, pietra, lamiere) amplifica la radiazione solare e i danni sulla salute". Secondo il progetto diventa quindi utile pensare a "strategie di sopravvivenza" con progetti di riforestazione, interventi sul sistema delle acque e sulle superfici degli edifici. Importante diventa la vicinanza della popolazione ai "rifugi climatici" (parchi, strutture o aree d’ombra), che devono essere raggiungibili in meno di 5 minuti a piedi. La città deve inoltre favorire la biodiversità ed essere più "spugnosa" per assorbire l’acqua e rallentare il deflusso. Si suggeriscono provvedimenti per la mobilità (le auto sono la maggiore causa di inquinamento), anche introducendo il concetto di città a 30 chilometri l’ora. E infine l’edilizia, da disciplinare poiché il settore delle costruzioni assorbe il 40 per cento dell’energia ed è causa di oltre un terzo di emissioni di gas serra.

“Il 21 luglio 2023 – commenta il sindaco Alberto Rossi – era una giornata calda e senza nuvole. In poche ore, verso le 11, le strade del centro storico sono diventate n un fiume di ghiaccio. Le immagini di quei sassi bianchi fanno il giro del mondo. Grandine senza pioggia. Un fenomeno singolare anche per gli esperti. E poi di nuovo maltempo il 24 luglio, con ulteriori danni. I segnali della natura non possono essere più ignorati".