Scarcerati dopo il tentato omicidio. Tre ragazzini finiscono in comunità

Avevano aggredito un pachistano ubriaco la notte di Capodanno, l’unico maggiorenne ha chiesto i domiciliari

Scarcerati dopo il tentato omicidio. Tre ragazzini finiscono in comunità

Scarcerati dopo il tentato omicidio. Tre ragazzini finiscono in comunità

Scarcerati e mandati in una comunità educativa i tre minorenni accusati di tentato omicidio per l’aggressione dello scorso Capodanno a Meda.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Milano ha accolto la richiesta presentata dai difensori dei ragazzi, gli avvocati Gianluca Crusco ed Elisa Grosso, mentre si attende la decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza in merito alla stessa istanza avanzata dall’avvocato Crusco per l’unico maggiorenne, perché possa ottenere quantomeno la concessione degli arresti domiciliari. Vittima del tentato omicidio un 34enne pachistano, residente a Meda, che camminava, palesemente ubriaco, nel centro cittadino insieme a un connazionale ed era stato accerchiato e picchiato da un gruppo di giovani e poi ferito gravemente all’addome con un coccio di bottiglia.

I carabinieri della Compagnia di Seregno, coordinati dalle Procure competenti, hanno arrestato su ordinanza di custodia cautelare in carcere un 20enne, che avrebbe sferrato il fendente e il fratello minorenne, entrambi di Cabiate, insieme ad altri due minorenni residenti a Seregno e Meda. Il difensore di questi due ultimi, l’avvocato Elisa Grosso, sostiene che i ragazzi non hanno utilizzato l’arma impropria nella colluttazione, né hanno colpito il pachistano e neppure sapevano che fosse stato ferito. Secondo la legale la rissa sarebbe stata scatenata dalle offese ricevute dalla vittima, che urlava parolacce ed era stata invitata ad andarsene. L’amico del 34enne, all’esordio dell’aggressione, era scappato terrorizzato e la vittima era stata lasciata a terra in strada, tanto che alcuni passanti avevano pensato che si fosse addormentato per l’eccesso di sostanze alcoliche.

Sentito in seguito dai militari, inizialmente si è dimostrato reticente, ammettendo poi di essere stato intimidito. Dalle testimonianze raccolte dai militari è infatti emerso tra il gruppetto di amici, almeno una decina, che si trovavano sul luogo dell’aggressione, un clima di intimidazione e minacce in stile Gomorra. "Tu non hai visto nulla e non conosci gli aggressori perché erano incappucciati. Se finiamo in carcere per colpa tua o di qualcun altro che racconta la verità, una volta fuori vi spariamo", avrebbero detto i due fratelli a qualcuno degli amici nel tentativo di impedire ai carabinieri di identificare gli aggressori del ragazzo pachistano. Uno di loro, minorenne, dopo essere stato sentito dai carabinieri, il 23 gennaio scorso aveva ricevuto la telefonata di un amico comune che lo invitava nella pizzeria ritrovo dei fratelli. "Oh, vieni a mangiare una pizza... dai veloce... non me ne frega un c.... ti devi muovere, non fare il moccioso, devi venire, punto, muoviti", si era sentito intimare. Lui ci era andato accompagnato dai genitori, che erano rimasti in auto. E lo avevano minacciato di morte. Dalle testimonianze emerge anche che il fratello minorenne dopo l’aggressione volesse prendersi la colpa di essere l’autore del fendente, per evitare al fratello maggiore "ulteriori problemi" perché aveva già una denuncia da minorenne "per avere preso a martellate una persona" per cui aveva ottenuto il perdono giudiziale.