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3 mag 2022

Rifiuti, tre aziende fai da te Tari più cara per i cittadini

La legge consente alle diverse attività di rivolgersi a smaltitori privati. Così chi resta deve dividere le spese del servizio: per i lazzatesi il 7,6% in più

gabriele bassani
Cronaca
La sindaca Loredana Pizzi
La sindaca Loredana Pizzi
La sindaca Loredana Pizzi

di Gabriele Bassani

Tre grosse aziende si cancellano dalla Tari e i cittadini di Lazzate si ritrovano a pagare una tassa rifiuti aumentata del 7,6%.

La brutta sorpresa è stata comunicata durante l’ultima seduta di Consiglio comunale e indica quello che potrebbe diventare un pericoloso precedente per tanti comuni, specialmente quelli più piccoli, che hanno sul loro territorio aziende di grosse dimensioni.

La novità è l’applicazione di una legge, il decreto legislativo 1522006, le cui modifiche sono entrate in vigore con decreto legislativo 1162020.

In buona sostanza, la nuova norma consente alle aziende di rivolgersi a smaltitori privati non solo per i rifiuti speciali (come da sempre è obbligatorio) ma eventualmente anche per i rifiuti assimilabili agli urbani, quindi quelli che vengono esposti normalmente dai residenti, secondo le regole della raccolta differenziata.

Così facendo, in cambio di una segnalazione in Comune e della consegna puntuale della documentazione di avvenuto smaltimento, possono essere esonerate dal pagamento della Tari.

Ma siccome il costo complessivo dei servizi di raccolta, che comprende più voci, tra cui ad esempio lo spazzamento strade, per il Comune non cambia, dovendo dividerlo per un numero inferiore di metri quadrati, ne consegue che i bollettini per le famiglie aumentano.

Nello specifico, come ha spiegato la sindaca Loredana Pizzi in consiglio, a fronte di un costo complessivo del servizio di 856.035 euro, con una lieve diminuzione rispetto al 2021 e con l’obbligo per legge di coprirlo al 100%, venendo a mancare complessivamente 29.583 metri quadrati di tre grosse aziende che hanno deciso di smaltire in proprio, a cui si aggiungono 5.531 metri quadri di attività chiuse e 9.148 metri quadri per variazione di classificazione per laboratori, all’appello mancano più di 42mila metri quadri, il cui costo va diviso tra quelli che restano.

"Tra l’altro, per i comuni, oltre il danno c’è anche la beffa", sottolinea con disappunto l’assessore Andrea Monti.

"Già, perché con l’applicazione di questa normativa, non solo non incasseremo le quote delle aziende che rinunciano al servizio, ma il Comune dovrà anche dedicare personale e tempo ai controlli della documentazione fornita dalle aziende per attestare l’avvenuto smaltimento – dicde contrariato l’assessore Monti – . Una follia, che se prendesse piede metterebbe nei guai tutti i comuni e i cittadini che si troverebbero a dover fare i conti con bollettini della Tari sempre più cari".

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