Il miracolo di Gerardo. La casa del giovane tintore e la medicina del futuro: gli 850 anni dell’ospedale

La cerimonia per ricordare la nascita della struttura avvenuta il 19 febbraio del 1174. Ora con l’Irccs la nuova sfida per migliorare l’assistenza e la cura nel segno della ricerca

L’attore nei panni di Gerardo dei Tintori

L’attore nei panni di Gerardo dei Tintori

Monza – «Gerardo dei Tintori, non chierico, non monaco, di quella classe borghese che stava muovendo i primi passi nella crescita sociale, mette l’agiatezza economica e la sua casa al servizio dei malati indigenti. Gerardo comprende inoltre che il futuro del suo sogno può essere garantito da un patto che lega Chiesa, Comune e i suoi conversi: la convenzione che porta la data del 19 febbraio 1174, esempio ancora interessantissimo di intelligenza amministrativa". Così, Claudio Cogliati, presidente della Fondazione Irccs San Gerardo ha introdotto la celebrazione degli 850 anni dalla fondazione dell’ospedale di Monza.

Il presidente ha ricordato come, in fondo, anche Gerardo abbia pensato a una convenzione tra pubblico e privato simile alla sperimentazione gestionale fra Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma, Fondazione Tettamanti, Asst Monza sede principale della Medical School dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, da cui è nato l’ Irccs San Gerardo dei Tintori il 1° gennaio dell’anno scorso: una nuova sfida per l’assistenza, la cura, l’innovazione e la ricerca. Diversi momenti hanno scandito la cerimonia, a partire dal racconto di Michele Riva, docente di Storia della Medicina alla Bicocca con un excursus su Gerardo dei Tintori e la Fondazione dell’ospedale.

«Sulla vita di questo personaggio, nato intorno al 1135 e morto nel 1207, abbiamo poche notizie – racconta –. Sappiamo che appartiene a una famiglia benestante di Monza. Alla scomparsa del padre, Gerardo decide di investire la propria eredità nella trasformazione dell’abitazione di famiglia, sulla riva sinistra del Lambro, in un ospedale dedicato ai poveri della città. Gerardo compie una scelta innovativa: affida la gestione dell’ospedale ad una comunità laicale di conversi, che lui stesso inizialmente guida.

Gerardo temeva che questo nuovo modello organizzativo potesse non sopravvivere dopo la sua morte. Quindi decide di stipulare una convenzione con le autorità civili e religiose cittadine, che viene sottoscritta dall’arciprete della Basilica di San Giovanni e i consoli del Comune di Monza. Con questo atto, unico nel suo genere per l’epoca – sottolinea il professore – il fondatore vuole assicurare l’autonomia della sua istituzione, sia di fronte all’autorità civile come da quella chiericale, ma entrambe garanti dell’opera stessa". La Storia, ma anche il futuro. "Non si tratta solo di un ospedale tra i più antichi d’Italia e d’Europa – le parole di Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare –, ma di una struttura modello nella ricerca". Ed entro la fine dell’anno partiranno i lavori per il nuovo pronto soccorso mentre entro il 2025 finiranno i lavori di riorganizzazione e rinnovo dell’intero monoblocco.

Tornando al pronto soccorso, "il numero degli accessi è molto alto rispetto altri ospedali lombardi. Il nuovo reparto delle emergenze dovrà essere moderno e anticipare le problematiche da affrontare nei prossimi 10 anni. Rivedendo la rete dell’assistenza, della cura e della presa in carico. Il San Gerardo è un punto di riferimento nazionale. Tanto per fare un esempio concreto – precisa Bertolaso –, domani (oggi, ndr ) a Monza arriverà un team di esperti che valuterà se è possibile effettuare interventi innovativi e molto delicati sui bambini che arrivano dall’estero. Dobbiamo prepararci alle emergenze prima che accadano, nello spirito di accoglienza e servizio di San Gerardo". Perché quella del San Gerardo è "la storia di un’intera comunità, diventando parte dell’identità dei brianzoli – rimarca Federico Romani, presidente del consiglio regionale –. Lo hanno dimostrato gli anni duri della pandemia quando il San Gerardo divenne un hub per la cura dei malati di Covid e un’enorme ‘esercito del bene’ formato da volontari e cittadini si strinse attorno al proprio ospedale".