Il maggiore Francesco Provenza, comandante del Nucleo Tpc dei carabinieri, e la direttrice
Il maggiore Francesco Provenza, comandante del Nucleo Tpc dei carabinieri, e la direttrice

Monza, 21 settembre 2019 – Vasi a figure rosse. A vernice nera. Vasi decorati con figure geometriche. Crateri, anfore. Pezzi “notevoli”, di grande pregio artistico e storico, appartenuti a corredi funebri di famiglie potenti. Altri più modesti, più comuni. Ma comunque importanti. Risalgono a un’epoca compresa fra il sesto e il terzo secolo avanti Cristo, e arrivano da tombe della Puglia settentrionale, fra Lugo di Puglia e Bisceglie per lo più. Un tesoro di valore inestimabile, che il suo ultimo possessore aveva provato a mettere sul mercato attraverso una nota casa d’aste. Non gli è andata bene. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza, guidati dal maggiore Francesco Provenza, li hanno scovati prima che si volatilizzassero e li hanno messi in salvo. Si tratta di 82 reperti archeologici, frutto dei furti di tombaroli attivi appunto in Puglia e che da generazioni erano finiti nelle mani (e nella villa) di un collezionista della provincia di Milano.

Il suo ultimo discendente, del tutto in buona fede dato che quei pezzi facevano parte dei beni di famiglia dacché ne avesse memoria, aveva deciso nel 2015 di provare a monetizzarli. Se ne sono accorti però, prima che fosse troppo tardi, gli esperti dell’allora Soprintendenza Archeologica della Lombardia, che aveva segnalato il caso ai carabinieri del Nucleo Tpc di Monza. E da questi ultimi erano partite le indagini, coordinate dalla Procura di Monza, che li hanno condotti a mettere quel tesoro al riparo da un nuovo oblio. A porlo sotto sequestro nel 2016 e a riconsegnarlo oggi al Polo Museale Regionale della Lombardia.

"Questa raccolta, dichiarata nel luglio del 2015 dalla Soprintendenza di eccezionale interesse archeologico, costituisce uno straordinario esempio delle principali produzioni ceramiche di area apula realizzate tra il VI e il III secolo a.C. - ha spiegato il maggiore Provenza -. Dobbiamo ricordare che i beni archeologici sono di proprietà dello Stato italiano, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario. E verranno a questo punto restituiti alla fruizione pubblica". Nessuna conseguenza per il collezionista milanese costretto a restituire il tesoro di famiglia. "Era in buona fede, quei reperti si trovavano nel patrimonio di famiglia da generazioni" ha ribadito Provenza.

UN'IDEA TRAVOLGENTE - “Un museo dei bei artistici, archeologici e culturali sequestrati”. Un’idea dirompente, in realtà nelle teste degli specialisti da tempo, che potrebbe presto vedere la luce. Lo ha annunciato ieri mattina a Palazzo Arese Litta a Milano, a margine della conferenza dei carabinieri del Nucleo Tpc, la stessa direttrice del Polo Museale Regionale della Lombardia, la dottoressa Emanuela Daffra.È stata anche già individuata la sede dello speciale museo: il Castello Sforzesco di Vigevano.

 "Un palazzo bellissimo - ha spiegato la dottoressa Daffra - con tanti spazi a disposizione. Di qui l’ipotesi di ospitarci uno spazio museale dedicato alle collezioni sequestrate". Un anticipo si comincerà a vivere già da oggi, quando aprirà al pubblico l’esposizione delle 82 ceramiche apule recuperate dai carabinieri del Nucleo Tpc di Monza. "La sede è stata scelta dal Ministero" precisa ancora Daffra. "Il patrimonio appena recuperato sarà al centro di una campagna di restauro (non tutti i pezzi erano in ottime condizioni) - ha spiegato la dottoressa Rosanina Invernizzi, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Vigevano -. Una docente di archeologia dell’Università degli Studi di Milano, la professoressa Marina Castoldi, se ne occuperà e ha già affidato a una sua studentessa una tesi di specializzazione dedicata proprio a questi reperti. La collezione sarà poi oggetto di una mostra e di un catalogo".