di Marco Galvani Oltre 400 mascherine non a norma agli agenti del carcere di Monza. L’ultima fornitura arrivata in via Sanquirico per maggio e giugno "sarebbe del tipo giudicato non idoneo, sprovvista di certificazione CE e quindi non utile al fine della prevenzione della diffusione del contagio". Domenico Benemia, segretario della UilPa-Polizia penitenziaria, ha scritto non soltanto al direttore della casa circondariale...

di Marco Galvani

Oltre 400 mascherine non a norma agli agenti del carcere di Monza. L’ultima fornitura arrivata in via Sanquirico per maggio e giugno "sarebbe del tipo giudicato non idoneo, sprovvista di certificazione CE e quindi non utile al fine della prevenzione della diffusione del contagio". Domenico Benemia, segretario della UilPa-Polizia penitenziaria, ha scritto non soltanto al direttore della casa circondariale Maria Pitaniello, ma anche al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Pietro Buffa, per denunciare i timori degli agenti nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale che, in base a quanto emerso finora, non risponderebbero ai severi standard europei anti-Covid.

"La confezione che abbiamo avuto modo di visionare è quella nota e riportata su tutti gli organi di diffusione informatica, dove viene definita non idonea perché non avrebbe avuto la certificazione di idoneità. Di conseguenza – la deduzione del sindacato – non sarebbero utili e quindi quelle mascherine non dovrebbero essere distribuite al personale". E invece nei giorni scorsi la fornitura è arrivata lo stesso tramite il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria che, a sua volta, riceve le dotazioni di dispositivi dalla Protezione civile. "Il codice delle mascherine che ci hanno portato rientra tra quelli che identificano i lotti a rischio e non dovrebbero essere utilizzati – specifica Benemia – A questo punto chiediamo rassicurazioni e documentazione che certifichino se effettivamente abbiamo in dotazione dispositivi che non ci proteggono a sufficienza in base ai parametri di legge".

"Un anno fa, all’inizio dell’emergenza sanitaria, eravamo sprovvisti di protezioni, come tanti altri a cominciare dagli stessi ospedali – ricostruisce Benemia – Una situazione che aveva colto tutti impreparati. Con il passare dei mesi, però, la situazione è andata progressivamente migliorando e addirittura, negli ultimi mesi, abbiamo ricevuto materiale sufficiente anche per evitare il riutilizzo della stessa mascherina per più giorni. Tuttavia adesso la consegna di dispositivi con codici “segnalati come a rischio“ ci preoccupa".