La Brianza artigiana. Legnamè e muratori parlano straniero: "Futuro multietnico"

In provincia continua a crescere il numero di imprenditori non italiani. Sono concentrati nell’edilizia, nella pulizia e negli alimentari.

La Brianza artigiana. Legnamè e muratori parlano straniero: "Futuro multietnico"

Alla Fashion-Art di Lentate lavorano artigiani provenienti da tutto il mondo

L’artigianato brianzolo è sempre più multietnico: un’impresa su cinque è straniera. Una crescita che negli ultimi 10 anni ha portato a registrare mille “aziendine“ in più: da 2.751 nel 2013 a 3.725 nel 2023, con una prevalenza di titolari uomini, impiegati soprattutto nell’edilizia. Anche se il lavoro straniero è presente con numeri importanti anche nel ramo delle pulizie e degli alimentari. Questa è la fotografia scattata dall’ufficio studi dell’Unione artigiani di Milano e della provincia di Monza e Brianza nello studio “Dal mondo alla città“. Una ricerca dettagliata che disegna una mappa degli imprenditori artigiani di origine straniera. Imprenditori provenienti soprattutto dal resto d’Europa e in particolare dall’Est e anche dall’Africa. Mentre minori sono i numeri delle altre “comunità“ artigiane originarie dell’Asia, dell’America e anche dell’Oceania. Con una concentrazione maggiore nella Brianza centro-sud, occidentale e a Monza.

Alla luce di questi numeri, "occorre consolidare questa sempre più rilevante presenza, nella pienezza del rispetto delle regole, dell’artigianato e del commercio straniero nel sistema economico milanese – il commento di Marco Accornero, segretario dell’Unione artigiani –, per questa ragione lanciamo la proposta di istituire una cabina di regia pubblico-privata dedicata agli aspiranti e ai già imprenditori migranti che metta insieme le istituzioni e le esperienze di enti, associazioni e terzo settore, in alleanza con la rete consolare della città". La montagna di pratiche da sbrigare è alta. "Per gli italiani oggi fare impresa è meno difficile – continua Accornero –, ma gli stranieri che vogliono diventare imprenditori fanno fatica anche soltanto ad aprire un conto corrente o ad accedere al credito, senza parlare delle difficoltà nel relazionarsi con la burocrazia. Certamente possono contare su realtà come la nostra, ma se non si mettono insieme le risorse presenti sul territorio rischiamo di compromettere tante opportunità di lavoro e riscatto sociale, oltre che non garantire i servizi artigiani di qualità richiesti da tutti i cittadini". Ovviamente "oggi le tecnologie ci possono aiutare a superare alcune barriere linguistiche, le università hanno da tempo corsi di laurea in mediazione culturale – riconosce il segretario degli Artigiani –. Per iniziare basterebbe censire e rimettere a sistema quanto di straordinario, ma disperso abbiamo nella nostra provincia. Il futuro del settore è sicuramente multietnico, con margini di ulteriori crescita". Senza dimenticare il fatto, ormai fisiologico, che "tanti giovani italiani, purtroppo, snobbano l’artigianato e i mestieri tecnici mentre cresce il numero degli studenti stranieri che frequentano gli istituti tecnici e i centri di formazione professionale".

E così succede che ci sono settori nei quali gli artigiani non italiani sono diventati la maggioranza. A Milano, ad esempio, parrucchieri ed estetisti stranieri sono il 54% del totale, nel tessile i non italiani sono il 51%, il 66% nel settore artistico, così come nell’edilizia (48%), nel comparto pulizie (46%), nei trasporti (42%) e nell’elettronica (41%). Fuori dai confini del capoluogo, dove gli spazi per lavorare sono meno costosi, le percentuali salgono: giardinieri, impiantisti, meccanici e metalmeccanici stranieri sono in maggioranza rispetto ai colleghi italiani. E non mancano sorprese anche nel settore legno: nel capoluogo un legnamè su tre non è italiano, come il 20% dei mobilieri in Brianza.