di Marco Galvani Ci sono i volontari che corrono ad aiutare chi sta male. Sulle ambulanze. Con la tensione compressa nelle tute di protezione. E poi ci sono i volontari che riempiono i loro turni con ‘il tempo della gentilezzà. Sono soprattutto ragazzi giovani. Tanti avevano risposto alla ‘chiamata alle armi’ nella prima ondata dell’emergenza sanitaria in primavera, arruolandosi come volontari temporanei per aiutare il Comitato della Croce Rossa a coprire tutti i servizi che non richiedessero la ‘patente sanitaria’, come fare la spesa o consegnare i farmaci a chi era costretto a rimanere in casa per...

di Marco Galvani

Ci sono i volontari che corrono ad aiutare chi sta male. Sulle ambulanze. Con la tensione compressa nelle tute di protezione. E poi ci sono i volontari che riempiono i loro turni con ‘il tempo della gentilezzà. Sono soprattutto ragazzi giovani. Tanti avevano risposto alla ‘chiamata alle armi’ nella prima ondata dell’emergenza sanitaria in primavera, arruolandosi come volontari temporanei per aiutare il Comitato della Croce Rossa a coprire tutti i servizi che non richiedessero la ‘patente sanitaria’, come fare la spesa o consegnare i farmaci a chi era costretto a rimanere in casa per necessità personali o perché in isolamento. Ma durante l’estate hanno fatto il corso e sono diventati volontari effettivi. Come Chiara. Che oggi è responsabile operativa del servizio di consegna spesa e farmaci, organizza i turni degli equipaggi e le richieste che arrivano dai servizi sociali dei Comuni, attraverso i numeri verdi nazionale e regionale di Croce Rossa. Ma molti chiamano direttamente il comitato monzese della Croce Rossa in via Pacinotti per chiedere aiuto.

I servizi ‘pronto spesa’ e ‘pronto farmaco’ possono contare su una ventina di volontari. Operativi, a turno, tutta la settimana. Ma è il sabato la giornata più piena. Perché è lì che vengono concentrate le richieste che arrivano dal Comune. A meno che non ci siano urgenze. "A noi girano tutte le consegne che riguardano i casi Covid per una questione di competenza sanitaria", spiega Nicole. In Croce Rossa è il delegato all’emergenza, con funzioni legate alla protezione civile. Quando viene dichiarato lo stato di emergenza è lei che prende il ‘comando’. E così è successo con il Covid. Anche per i servizi a domicilio. "Nella prima ondata abbiamo fatto oltre 300 servizi, adesso, nelle ultime tre settimane, siamo già a una quarantina - fa il punto Nicole -. Appena ci arriva la richiesta, quasi in tempo reale richiamiamo la persona, chiediamo il numero di ricetta elettronica in caso di farmaci o la lista della spesa e se hanno preferenza di supermercato perché se possiamo li accontentiamo sempre anche in quelle loro abitudini. Anticipiamo i soldi e poi alla consegna ci danno contanti o con bancomat e carte di credito. Arriviamo con la spesa, la appoggiamo davanti alla porta, loro appoggiano i soldi e via verso un altro servizio". Mai con un contatto diretto.

Chiara in coppia con Mara fa l’ultima consegna. Porta a porta. E cuore a cuore. "Non consegniamo solo un chilo di pasta, ma portiamo anche un po’ di sollievo emotivo". In fondo Chiara, Mara e gli altri volontari sono un po’ i figli e i nipoti di chi non ne ha o ce li ha lontani. O magari sono anche loro isolati in quarantena. Capita soprattutto con gli anziani soli. Che "a volte, senza pensarci ti invitano a entrare in casa per un caffè o cercano un contatto per un gesto di gentilezza istintivo. Ma non si può". E allora lasciano una mancia. "Ma quello che ti rimane più dentro, la parola che non scorderai mai è “grazie“. La parola più semplice, ma più profonda. Non servono frasi mirabolanti".