Fjoralba Nonaj
Fjoralba Nonaj

Seregno (Monza Brianza), 8 giugno 2018 - Una giovane vita spezzata. Una famiglia distrutta, con un bambino inevitabilmente sotto choc. Una festa cancellata, per il troppo dolore. Fanno fatica a spegnersi, e lo faranno a lungo, gli echi del terribile femminicidio del 30 maggio, quando il marocchino Bouchaib Frihi accoltellò la ex moglie albanese Fjoralba Nonaj. In mezzo alla strada. Davanti agli occhi del piccolo di 5 anni.

 Nei giorni scorsi la salma della giovane è stata portata nel suo Paese d’origine, dove si sono svolti i funerali e dove è stata sepolta, davanti alle lacrime dei due genitori e degli altri famigliari. La fine di una vita breve, intensa, negli ultimi periodi complicata, dura, infernale. Da quando aveva deciso di farla finita con il marito, troppo possessivo, troppo geloso, troppo violento. A tal punto da picchiarla più volte, anche in pubblico. E da minacciarla di morte. Minaccia poi drammaticamente concretizzata. Non digeriva la separazione, il marocchino, non concepiva che lei potesse essere da qualche altra parte. E con un altro compagno. Vane le denunce, le grida di aiuto che Fjoralba aveva lanciato. Eppure lei aveva pensato di acconsentire alla sua richiesta di vedere il figlio, quel maledetto pomeriggio. Non era la prima volta. Preso a scuola e portato in via Romagnosi, davanti alla casa dove Bouchaib Frihi era ospite di alcuni connazionali. Doveva solo vedere il piccolo, in teoria. Invece il suo piano diabolico: è sceso con un grosso coltello da cucina e ha infierito sul corpo della bella ragazza. Di fronte agli occhi increduli e alle urla del bambino. Prima poi di correre dall’ex vicina di casa in via Cantù e di avvisarla, "vai a prendere il bambino, ho ucciso Fjoralba".

Quindi la corsa verso la caserma dei carabinieri in via Prealpi, per consegnarsi nelle mani della giustizia. Una vicenda traumatica, "una tragedia annunciata" secondo chi conosceva la famiglia. Un delitto che ha lasciato nello sgomento anche le mamme che, come Fjoralba, andavano tutti i giorni a prendere i figli a scuola presso la vicina materna. Perché lei era sempre presente, sorridente, attiva quando c’erano da organizzare iniziative o partecipare a feste. Come quella di fine anno della scuola, che però è stata cancellata "nel rispetto del grave fatto accaduto", come scritto in un cartello sulla porta. Lui, la vittima innocente, è stato affidato a una zia, che vive vicino Padova. Che avrà il compito difficilissimo di fargli dimenticare quelle