Carabinieri
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Desio (Monza Brianza), 17 gennaio 2020 - Aveva minacciato di ammazzarsi insieme ai due figli, facendo esplodere la casa saturata di gas, per ritorsione nei confronti della moglie divorziata. Per questa vicenda un romeno di 45 anni residente a Desio è stato condannato dal Tribunale di Monza a 5 anni e mezzo di reclusione per tentato omicidio aggravato. E all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento dei danni con una provvisionale di 5mila euro alla ex coniuge, che si è costituita parte civile anche in rappresentanza dei due figli, una bambina di 12 anni e un maschietto di 11.

"Se non torni con me, quando arrivi a casa troverai una sorpresa. Apro il gas e mi ammazzo con i bambini", era la minaccia che la donna, una 43enne a sua volta romena, che era stata sposata col connazionale, padre dei suoi figli, si era sentita pronunciare al telefono mentre si trovava al lavoro domenica 3 febbraio scorso. La donna aveva immediatamente fatto partire l’allarme ai carabinieri, che avevano trovato il 45enne barricato con le manopole del fornello aperte e l’accendino in mano, dopo che la figlia era riuscita ad aprire la porta di casa. L’uomo era stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio ed è rimasto detenuto 7 mesi in carcere prima di ottenere gli arresti domiciliari a casa di amici e in seguito soltanto il divieto di avvicinarsi alla famiglia.

Al processo è stata battaglia tra i consulenti tecnici di accusa e difesa sulla reale pericolosità della fuoriuscita di gas, per verificare se davvero avrebbe potuto causare la morte dell’imputato e dei suoi figli. "I tabulati delle conversazioni telefoniche tra l’imputato e la ex moglie indicano in 22 minuti la durata dell’episodio fino all’arrivo dei carabinieri, ma solo dopo 1 ora e mezza un innesto anche involontario avrebbe potuto provocare un’esplosione", ha sostenuto il perito nominato dal pubblico ministero della Procura di Monza Michele Trianni.

E il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto comunque la condanna per tentato omicidio a 8 anni di reclusione (seppur con ampie attenuanti generiche) dell’imputato, ritenendo che la pericolosità del gesto non deve essere ritenuta esistente solo in concreto. "Se la figlia ha riferito che sentiva odore di gas solo in cucina e non in camera, vuol dire che il gas è fuoriuscito dai fornelli per non più di 10 minuti", ha sostenuto invece il perito nominato dalla difesa dell’imputato. La bambina, già ascoltata dai giudici, aveva dichiarato che il papà apriva i fornelli solo mentre parlava con la mamma al telefono, poi li chiudeva quando chiudeva la telefonata. Quindi il difensore dell’imputato, l’avvocato Enrico Arena, ha chiesto l’assoluzione. Invece i giudici hanno deciso di condannare l’imputato per tentato omicidio ma concedendogli le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e facendo scendere a 5 anni e mezzo la pena finale. L’avvocato Arena ha igià annunciato che presenterà ricorso in appello.