Desio, cento anni di città: dal villaggio dei celti al boom economico

Esattamente un secolo fa un Regio Decreto assegnava il titolo. Il ‘salto’ grazie all’influenza di Pio XI, il Papa di casa. Celebrazioni al via con le storiche campane

Le campane di Desio, orgoglio cittadino

Le campane di Desio, orgoglio cittadino

Desio (Monza Brianza) – Oggi, cento anni fa, nasceva la città di Desio. Per Regio Decreto. Quell’abitato di origine pre romana, cresciuto nel tempo attorno alle cascine dei contadini, all’inizio del Novecento del secolo scorso ormai aveva tutto. L’ospedale, la caserma dei pompieri, la pretura e pure l’acqua potabile. E così Desio, che ha dato i natali ad Achille Ratti, Papa Pio XI, fu elevata al rango di città.

"Già dalla metà del 1800 la crescita demografica era avviata, nel 1924 Desio contava circa 15mila abitanti, oggi la popolazione è quasi triplicata", ricostruisce Massimo Brioschi. Professore, desiano doc ed esperto conoscitore della storia locale, oggi fotografa il volto di "una città completamente cambiata, dove l’urbanizzazione è ormai quasi completa, ma ancora non si capisce il suo ruolo, la sua vera identità, sospesa tra l’essere periferia di una grande città come Milano o un centro con una sua individualità". Ma il sindaco Simone Gargiulo spinge "sullo spirito più autentico della desianità, cioè lo sforzo e la capacità di intraprendere, offrendo una possibilità di crescita a una città sempre più attrattiva".

Una realtà che continua a crescere grazie ai flussi migratori, soprattutto dal Pachistan. Ma che ha cancellato il mondo contadino e anche la grande industria, ormai, è solo un ricordo. Nonostante Desio sia stata protagonista di una progressiva crescita economica che ebbe un’importante accelerazione nel periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia, quando aprì i battenti il setificio “Egidio e Pio Gavazzi”, che nel giro di pochi anni divenne uno dei principali setifici a livello mondiale. Poi c’è stato il lanificio Targetti fino all’arrivo anche dell’industria metalmeccanica, la Vigorelli e la Bianchi prima di diventare Autobianchi. Ma dagli anni Ottanta non c’è più nulla. Eppure l’ex Autobianchi resta uno dei simboli di Desio che "divenne città grazie anche all’influenza di un suo eminente cittadino, Papa Pio XI, ricordato ancora oggi per avere normalizzato i rapporti con lo Stato italiano grazie ai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929. Pio XI fu quasi l’unico ad accorgersi per tempo che nazismo e fascismo stavano tentando di svuotare la chiesa e di avviare le masse dei giovani verso una religione assurda neopaganeggiante. A lui è dedicato l’ospedale cittadino.  E poi la settecentesca Villa Tittoni, voluta dal marchese Cusani, proprietario a Desio di numerosi fondi, che affidò al Piermarini l’incarico di erigere una sontuosa residenza suburbana. Oggi diventato cuore della vita culturale della città.

E a proposito di cultura, Desio vanta un gioiello conosciuto in tutta Italia: le campane. Fuse nel 1843 dal fonditore varesino Felice Bizzozero, sono suonate ancora oggi manualmente dal Gruppo Campanari della basilica, un gruppo di volontari che perpetua l’arte del suono delle campane fin dal 1799, anno del primo concerto intonato suonabile secondo il metodo ambrosiano, una tecnica che permette di cadenzare i suoni differenziandosi dal semplice campanio con delle sequenze di rintocchi ordinati, dati dalla tradizione, eseguiti dai campanari a comando di un maestro che dirige la suonata. L’attenzione della popolazione verso questi strumenti musicali portò a realizzare ben 4 fusioni diverse nell’arco di 40 anni.

La gente voleva campane grandi e ben intonate che non avessero rivali nel territorio circostante, in un periodo di grandi rivalità soprattutto con Seregno. Nel 1938 furono incise su disco a 78 giri e da allora la loro voce raggiunse le più sperdute terre di missione. Nel 1943 rischiarono di essere fuse per diventare cannoni, ma l’allora prevosto monsignor Giovanni Bandera si oppose, arrivando a scrivere una lettera a Mussolini. In cambio offriva quelle della chiesa del Santo. Crocifisso. E il duce decise di salvarle dalla fusione. Oggi alle 18.30 il concerto delle campane darà il via alle celebrazioni del centenario.