Carugate (Milano), 3 novembre 2018 - Aveva parcheggiato l’auto nel posto riservato ai disabili nel sotterraneo del centro commerciale di Carugate. Multato, aveva reagito affiggendo un cartello di insulti, innescando polemiche e reazioni indignate in tutta Italia. Ma per la Procura non è reato: le offese erano riferite a un disabile rimasto senza nome. Chiesta l’archiviazione per l’ingegnere autore dell’ignobile  volantino. Lo ha deciso il pm di Monza Vincenzo Fiorillo, a cui nell’agosto del 2017 era arrivato il fascicolo penale per diffamazione aggravata (dalla pubblicità fatta apponendo il cartello in un luogo pubblico) nei confronti di un ignoto disabile, ritenuto erroneamente ‘colpevole’ di aver avvisato i vigili.

La polizia locale era intervenuta in autonomia, e in poche ore gli agenti, grazie alla targa annotata sulla contravvenzione e ai filmati delle telecamere dell’iper, erano riusciti a identificare l’autore, un imprenditore 40enne di Vimercate, incensurato. «A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più, vorrei dire questo: a me 60 euro di multa non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato... sono contento che ti sia capitata questa disgrazia». Così aveva scritto a computer su un foglio A4, con tanto di errore ortografico scrivendo “handiccappato” con due C. Offese rivolte non a un destinatario preciso, identificabile con nome e cognome. Improperi generici, per il pm. A presentare la denuncia ci aveva però pensato la Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), pronta a costituirsi parte civile al processo.

Ma tutto rischia di finire con un’archiviazione. Perché il reato di diffamazione, per cui è prevista la citazione diretta a giudizio e che è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni o una multa non inferiore a 516 euro, è costituito «dall’offesa alla reputazione di una persona determinata», ha sostenuto in diverse sentenze la Corte di Cassazione, e non sussiste quindi nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive «nei confronti di una o più persone appartenenti a una categoria, anche limitata», se le persone cui le frasi si riferiscono «non sono individuabili».

L'ultima parola sull’archiviazione spetta al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza. «Indipendentemente dall’esito giudiziario, la gravità del gesto permane», commenta il presidente di Ledha, Alessandro Manfredi. Dal canto suo, l’autore del cartello si era scusato con una olettera raccomandata. «Ho agito d’impulso e non credo a quello che ho scritto», aveva scritto. Senza mai presentarsi di persona.