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17 feb 2018

Red Canzian: "Sul palco la mia anima rock"

Archiviati i Pooh, l'artista ricomincia dal “Testimone del tempo” in quindici teatri

17 feb 2018
andrea spinelli
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Red Canzian
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Red Canzian

Milano, 17 febbraio 2018 - Per Red Canzian il mese di febbraio ha sempre un sapore particolare. “Quarantacinque anni fa, di questi tempi, sono entrato nei Pooh, nel 2015 i cardiologi m’hanno salvato per miracolo, oggi pubblico il mio nuovo album da solista”. Tre “rinascite”, una vita, che il nuovissimo album “Testimone del tempo”, presentato ieri a Milano nello stesso hotel dove i Pooh annunciarono lo scioglimento (incuranti della inquietante riproduzione del “Titanic” che domina la sala), racconta con tredici brani firmati Renato Zero, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Ermal Meta, Fabio Ilacqua, Vincenzo Incenzo, Gabriele Cannarozzo, Miki Porru.

Grandi artigiani della parola coinvolti dal bassista vegano di “Uomini soli” in un progetto dalla forte valenza live che lo vedrà in scena pure al Morato di Brescia il 5 maggio, al Creberg di Bergamo il 9, all’Openjobmetis di Varese il 13 e agli Arcimboldi di Milano il 27 affiancato dal figlio Phil Mer alla batteria, da Daniel Bestonzo al piano, da Alberto Milani e Ivan Geronazzo alle chitarre. «Al momento in calendario ci sono 15 teatri, ma voglio arrivare a 100», anticipa lui. Il passato di “Infiniti noi” e “Notte a sorpresa” è lì che lo guarda da una foto in bianco e nero; e se è pur vero che i Pooh sono come le tasse “dicono che le tolgono ma ci sono sempre” (il copyright è di Fiorello), lui ce la mette tutta per voltare pagina. Per affrontare quello che definisce “il secondo tempo” della sua vita. A Sanremo “Ognuno ha il suo racconto” ha iniziato l’opera, ci penseranno ora cose come “Meravigliami ancora” o “Cosa abbiamo fatto mai” a concluderla.

I fan dei Fab Four (anzi, Five con Fogli) ora si sentiranno un po’ orfani.

«Beh, i 500mila che sono venuti a salutarci durante l’ultimo tour probabilmente sì, ma i Pooh hanno concluso un capitolo bellissimo, irripetibile, che meritava un gran finale. Essere rimasti fedeli ad un progetto per cinquant’anni non impedisce tuttavia che, una volta terminato, ci si possa rimettere in gioco con la volontà di prima».

Cosa cambia?

«Le canzoni dei Pooh erano ovviamente frutto della mediazione di quattro anime diverse, inevitabile che ciascuno portasse la sua scrittura, così com’era inevitabile che certe cose particolarmente rock venissero messe da parte. Oggi che inizio un mio percorso, invece, provo ad andare alla ricerca della musica che mi ha fatto innamorare di questo mestiere».

“Meravigliami ancora” è una cover di Johnny Hallyday.

«Sì, lui l’aveva pubblicata col titolo ’20 ans’. Avevo pensato addirittura di duettarla con lui, ma quando l’ho chiamato, ad ottobre, la manager mi ha risposto che non era possibile. Le condizioni non glielo consentivano».

“Cantico” è un pezzo progressive.

«Un brano del genere aveva bisogno di un testo visionario e Renato Zero era l’autore ideale da coinvolgere, così è stato. A livello musicale, invece, puoi sentirci i Pooh, la Pfm, gli Yes, Emerson Lake & Palmer. Ma pure le Orme (nel disco ci sono sia Aldo Tagliapietra che, nelle vesti di coproduttore, suo figlio Davide, ndr). C’è pure mia figlia Chiara, che presta la voce a Madre Natura».

E lo spettacolo?

«Voglio raccontare la grande musica del mondo partendo dalla sintonia di una vecchia radio che suona ‘Tutti frutti’ di Little Richards per attraversare i decenni sovrapponendo grandi classici delle hit-parade internazionali con la musica dei Pooh, compresa una ‘Wish you where here’ che diventa ‘Parsifal’. Un bel ripasso intergenerazionale».

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