Il rapper Ganoona
Il rapper Ganoona

Milano, 16 luglio 2020 – Ganoona è “la vocina scomoda”. E' una sorta di presenza mistico-animalesca che si rivela al protagonista del libro di Geoff Dyer “Jeff in Venice, Death in Varanasi”. E' l'alter ego che ha il coraggio di dire quello che pensa. E allora “l'ho rubato per creare l'altro me”. Quello che firma i testi di Gabriel Renteria Linda e la sua musica contaminata dal mondo. Black, latin, hip-hop, soul, blues e perché no, “mi incuriosisce anche la musica house, ma con un andamento afro, tribale”. E un debole per il realismo magico di Marquez, Kafka, Gianni Rodari e Frida Khalo. Questo è Ganoona, rapper e songwriter: “Scrivo di quello che mi fa paura, che sia un amore strano, una pasta col tonno o la solitudine. Mischio l'Italia (della mamma) con il Messico (del papà) e le canzoni tristi con ritmi meno tristi. Mi piace contraddirmi”. Muovendosi tra la Milano del centro dove “il pavimento è un mare in cui annegare”, ma pure dove “dicono che con i soffitti alti sia più facile sognare”, e il Messico con le case scottate dal sole dove anziché in quattro ci si dorme in nove.

Tra i palazzi della Milano opulenta e ostentatrice e le case di terracotta nel deserto del Messico, Ganoona nel suo ultimo singolo - “Cucurucucù” - racconta lo spaesamento come un Ulisse senza la sua Itaca. Lo farà anche questa sera al Mare Culturale Urbano della sua Milano. Portando la sua musica meticcia, che vuole essere l'anello di congiunzione tra mondi per resistere agli smottamenti di identità dell'essere figlio di due culture lontane. “Molto spesso i figli di coppie miste a un certo punto scelgono da che parte stare e tendono a rimuovere la cultura e l’appartenenza dell’altro genitore – spiega Ganoona -. Io non sono mai riuscito a scegliere e la musica è la mia occasione per sentirmi tutt’uno”. E' la chiave per mettere insieme i pezzi. Ancor più adesso con il live di oggi, “la prima boccata d'ossigeno dopo il lockdown”. Poi Ganoona si chiuderà in studio per completare il disco che uscirà in autunno. Non sarà un concept album in senso stretto, ma il filo conduttore potrebbe essere racchiuso in un'unica parola che in Messico viene utilizzata molto: malegria, che “è quello stato tra malinconia e allegria, quella sensazione simile a quella che provi quando hai bevuto un po' più del solito”. Anche se alla fine della “sbronza” metaforica “ancora non so dire cosa ci aspetterà”.