Giuseppe Sala

Milano, 20 giugno 2018 - Due anni esatti in Comune. Il sindaco Giuseppe Sala si avvia verso il giro di boa del suo mandato quinquennale a Palazzo Marino e ieri mattina ha accettato di confrontarsi a tutto campo nel suo ufficio con i giornalisti, di varie testate, fondatori della neonata associazione Cronisti in Comune. Dai rapporti complicati con il Governo Conte all’eventuale ricandidatura alle Comunali del 2021, il primo cittadino ha indicato i suoi obiettivi e ha parlato delle difficoltà incontrate finora. Ecco la trascrizione della conversazione, trasmessa in diretta Facebook sul profilo del sindaco.

Sindaco Sala, soddisfatto dei suoi primi due anni in Comune o si poteva fare di più?

«Sono molto contento di questi primi due anni in Comune. Ovviamente ci sono delle cose su cui si poteva fare di più. La riflessione che facevo in questi giorni è che cinque anni è il periodo giusto per la durata di un mandato in Comune. Questo fa la differenza tra un sindaco e un premier. Faccio gli auguri a Giuseppe Conte, ma la durata media di un presidente del Consiglio in Italia è di un anno e due mesi-un anno e tre mesi. Il momento più bello e quello più brutto? Quelli più brutti sono legati ai problemi giudiziari che mi trascino dall’Expo 2015. Io l’Expo l’ho vissuto come un piccolo miracolo e dunque ci soffro. Il momento più bello, anzi i momenti più belli, invece, sono legati all’interlocuzione con i milanesi, in particolare con i bambini».

Ci sarà o no l’aumento da 1,5 a 2 euro del biglietto Atm? E, se sì, saranno previste facilitazioni per gli abbonamenti?

«La verifica finale avverrà a settembre. C’è una sola possibilità per non aumentare: che dal fondo per il trasporto pubblico del Governo arrivi alle Regioni, e dunque alle città che hanno investito di più per la mobilità, una somma più significativa rispetto all’attuale. Non trovo giusto che la divisione di questo fondo avvenga sul numero di chilometri gestiti calcolato nel 2010. Così non si incentiva ad aggiungere più chilometri e non è giusto, non si incentiva la Lombardia e Milano. Il Governo ha ancora un po’ di tempo per pensarci. Spero che il ministro Toninelli prenda in mano la questione. Se no, noi saremo costretti ad aumentare (il prezzo del biglietto Atm, ndr). Cercheremo di tutelare le fasce più deboli, lavorando sul reddito e sull’età per anziani e bambini. Il ticket a due euro, comunque, sarebbe sotto la media europea».

In campagna elettorale lei promise la riduzione dell’addizionale comunale Irpef. O meglio: l’aumento dell’esenzione da 21 mila a 28 mila euro. È in grado di mantenere la promessa e quando?

«Confermo che lo faremo e lo faremo verso la fine del mandato (entro 2021, ndr)».

Dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini su sgomberi nelle case popolari e rom, si torna a parlare di emergenza sicurezza a Milano.

«Al di là delle parole di Salvini, occorre fare il punto della situazione. Sul tema dell’abusivismo negli appartamenti del Comune, ho fatto fare una verifica recentemente: ci sono 1.138 alloggi occupati abusivamente su un totale di 30 mila. Si può fare di più? Certo. Ma tenendo conto che se porti fuori qualcuno da una casa e resta sulla strada non hai risolto il problema. La settimana scorsa sono state liberati 12 appartamenti in via Palmanova. Chiedo a Salvini di confrontarsi “tecnicamente’’ su queste questioni. A proclami non si va da nessuna parte. I rom? Attualmente abbiamo cinque campi riconosciuti. L’Unione europea ci dice che non dovremmo avere i campi rom, ma da qui a dire che li cancelliamo non è facile».

Piano per le attrezzature religiose, ribattezzato Piano moschee. Non pensa che sarebbe opportuno aspettare una legge nazionale prima di realizzare luoghi di culto per l’Islam?

«Il Piano delle attrezzature religiose è stato richiesto dalla Regione al Comune. Non solo. La Costituzione va rispettata. A me del consenso non interessa, se c’è in ballo il rispetto delle regole. L’articolo 19 della Carta dice che non c’è solo il diritto alla preghiera, ma anche il diritto alla propaganda religiosa. Fino alla fine del mio mandato, dunque, lavorerò per trovare una soluzione che faccia sì che 70 mila musulmani che vivono a Milano abbiano dei luoghi ufficiali dove poter pregare. In questo mi differenzio da un certo tipo di destra alla Salvini».

Non pensa che la linea dell’accoglienza promossa dall’assessore Majorino e dall’ala sinistra della coalizione, che organizza sit-in in piazza contro Salvini e la tavolata multietnica di sabato al Parco Sempione, faccia perdere consensi tra i milanesi?

«Non sono iniziative ascrivibili solo a Majorino, nascono anche dalla mia volontà. È possibile che, se si facesse un sondaggio il giorno dopo la tavolata, il consenso dell’amministrazione diminuirebbe, ma questa costante ricerca del consenso e questa voglia di fare battaglie facili non mi appartiene. Forse sono un politico anomalo. La mia promessa ai milanesi è di cercare di fare ciò che ritengo giusto e più in linea possibile con quello che ho promesso in campagna elettorale. Anzi, vista l’aria che tira, mi sento ancora più in dovere di affermare certi valori. Non per fare il buonista a tutti i costi. Ma perché non ci spaventiamo quando arrivano immigrati dalle Filippine o dall’Europa dell’Est e ci spaventiamo quando arrivano dall’Africa? È il tema dell’uomo nero che spaventa. Invece la questione immigrazione va affrontata in maniera lucida. Attenzione: non voglio dire che la sinistra ha fatto tutto bene su questo tema. Abbiamo sbagliato: non siamo stati in grado di fornire un modello alternativo».

Cosa si aspetta dal nuovo Governo Conte per il futuro di Milano in ottica di fondi e progetti? Che fine farà il Patto per Milano?

«Dal Governo mi aspetto un riconoscimento del ruolo di Milano, una città generosa, che spinge per la crescita dell’Italia. Il rilancio di Milano non vuole essere solo a beneficio della nostra città. Ma dopo tre settimane dall’insediamento di questo Governo, non ho sentito né il presidente del Consiglio né i ministri. Nella pratica, mi aspetto il rispetto del Patto per Milano. In quel Patto ci sono i prolungamenti del metrò a Monza e a Baggio. Se il Comune volesse finanziare da solo il prolungamento del metrò fino a Monza, il biglietto dovrebbe costare anche di più di due euro. È necessario che il Governo finanzi al 60-70% i lavori. Mi aspetto lo faccia».

Cosa chiederebbe a Salvini se ce l’avesse davanti?

«Salvini per buona parte della sua carriera politica si è presentato come paladino del Nord. Da quando è ministro non gli ho ancora sentito dire qualcosa a protezione del Nord. Qual è la proposta del Governo per il Nord? Confermo che Milano è seriamente interessata a candidarsi e a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Ma sento parlare più di Sud che di Nord dal Governo».

Regolarizzazione del Leoncavallo. Bando comunale come per altre realtà sociali o soluzione ad hoc per il Leonka?

«Stesse regole per tutti. Ma prima dobbiamo trovare un accordo con il gruppo Cabassi, proprietario dell’immobile di via Watteau dove c’è il Leoncavallo. Se Cabassi lascia quello spazio, il Comune deve dare in cambio spazi con volumetrie di pari valore economico. La trattativa è delicata perché il valore immobiliare dello stabile del Leoncavallo è significativo. Spero di raggiungere un accordo in fretta e lanciare il bando».

Famiglie arcobaleno. Si attende il parere del Governo...

«Diamo ancora un mese al Governo per avere chiarimenti sul tema. Se non ce li darà, ne parleremo in Giunta e decideremo».

Il Piano Periferie è uno degli obiettivi del suo mandato. È soddisfatto di quanto fatto finora o si poteva fare di più?

«Stiamo agendo su tre fronti: le case popolari, gli spazi pubblici (dalle piazze alle strade) e i servizi sociali per i quartieri. Certamente si poteva fare più in fretta e non sono contentissimo della velocità che abbiamo tenuto. Però abbiamo ancora tre anni davanti. Il mio impegno è di andare da settembre in 40 quartieri milanesi a spiegare ciò che possiamo fare in ciascun quartiere. Abbiamo prodotto un librone con i singoli dettagli delle azioni, che è fase di verifica da parte della Giunta. È la prima cosa su cui chiederò di lavorare al nuovo direttore generale Christian Malangone».

Fronte urbanistica. Il nuovo Pgt sembra indicare uno sviluppo dell’area dell’ex Ippodromo del Trotto di San Siro in funzione dello stadio. L’ex Trotto potrebbe diventare il quarto anello di San Siro di cui si sente parlare da anni?

«L’indicazione del Comune per l’area ex Trotto è ad ambito sportiva con servizi funzionali. È chiaro che chi fa investimenti deve avere un ritorno, ma quell’area deve conservare le sue caratteristiche fondamentali. Io sono un fan dello stadio di San Siro e continuo a sperare che Inter e Milan trovino un accordo. Ma sono momenti delicati per le due squadre e ho deciso di non spingere sulla decisione finale sullo stadio».

Dopo i ritardi, quando sarà inaugurato il nuovo Palalido?

«Tra la fine dell’anno e l’inizio del 2019».

Intanto, con il nuovo stadio del Milan, la città rischiava di essere coinvolta in uno scandalo simile a quello di Roma.

«Io ho conosciuto Parnasi in campagna elettorale ma dal momento in cui sono stato eletto agli incontri sulle sue attività a Milano sono passati 20 mesi. Venti mesi durante i quali non c’è stata né una telefonata né un incontro tra noi».

Ma è opportuno o no ottenere finanziamenti elettorali da imprenditori che possono avere interessi su Milano?

«Sfido chiunque a raccogliere fondi da imprenditori che sicuramente non avranno a che fare con il Comune. Le soluzioni possono essere altre: tornare al finanziamento pubblico dei partiti, ma nessuno lo vuole; introdurre il tetto di spesa per le campagne elettorali, una soluzione che io sottoscriverei; oppure rimanere nella situazione attuale, aggiungendo dei vincoli».

Ha già deciso se nel 2021 si ricandiderà oppure no?

«Deciderò nel periodo delle vacanze estive del 2020. La mia volontà sarebbe quella di andare avanti. Ma la vita da sindaco è molto faticosa e vengo dai precedenti cinque anni di Expo molto faticosi anch’essi. Confermo però che la mia testa è qui a Milano. Sempre pronto a dare un consiglio alla mia parte politica, il centrosinistra, ma non di più».