Giuseppe Sala
Giuseppe Sala

Milano, 13 luglio 2019 - Un colpo di scena. Ma fino a un certo punto. Il sindaco Giuseppe Sala annuncia il rimpasto di deleghe in Giunta comunale reso necessario dall’elezione di Pierfrancesco Majorino all’Europarlarlamento nelle liste del Pd e prende per sé la delega all’Ambiente che nel 2016 aveva affidato a Marco Granelli. Per la precisione, il primo cittadino assume direttamente tutte le deleghe in materia di «transizione ambientale». Un colpo di scena. Ma fino a un certo punto, perché il primo cittadino da mesi parla dell’importanza della battaglia per l’ambiente. Ancora di più dopo la mobilitazione mondiale per il clima dello scorso 15 marzo, che a Milano ha portato in piazza 100 mila studenti in nome delle parole d’ordine ecologiste lanciate dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Quattro mesi dopo Sala si assegna le deleghe alla Transizione ambientale e in un post su Facebook in cui motiva la sua decisione («la battaglia per l’ambiente è profondamente politica») delinea il suo manifesto ambientalista: «Non diremo no a tutto in nome dell’ambiente. Il nostro sarà un ambientalismo propositivo, che vede nelle sfide – dal cambiamento climatico al risparmio energetico, dalla raccolta differenziata dei rifiuti alla mobilità sostenibile – delle opportunità per crescere, innovare e migliorare, a favore della città, dei cittadini e del Pianeta». Il sindaco ha in mente una Milano «laboratorio di sperimentazione e modello sui temi ambientali», dall’«ecologia alla sostenibilità», una metropoli «in grado di fare fronte comune con le più importanti e grandi città del mondo».

Sala, non a caso, già partecipa attivamente alle riunioni del C40, il network delle città più ecologiste. In viaggio verso Losanna per la conquista delle Olimpiadi invernali del 2026, lo scorso 22 giugno, il numero uno di Palazzo Marino aveva parlato di «ambientalismo 2.0», ieri ha aggiunto che l’ambientalismo che ha in mente sarà legato a un approccio ambrosiano alla politica: «Lo faremo alla “milanese”, senza pensare di avere la verità in tasca, ma pronti a collaborare con tutti (aziende, associazioni, cittadini) quelli che condividono una visione positiva dell’ambiente e della sua importanza. E nella certezza che noi continueremo a ricercare soluzioni corrette che corrispondano alla nostra visione di una nuova giustizia sociale e ambientale per la nostra città e il nostro Paese». Parole che fanno tornare in mente quelle dell’intervista dello scorso 30 giugno all’Espresso, in cui cui Sala prima aveva criticato senza troppi giri di parole il Pd («O il Pd riesce a cambiare rapidamente pelle e a presentarsi come un partito più moderno che affronta seriamente i temi più sensibili, dall’ambiente alla giustizia sociale, oppure ci penserà qualcun altro») e poi, alla domanda se quel «qualcun altro» vorrebbe essere lui, il sindaco aveva risposto così: «Voglio essere sincero: mi piacerebbe, ma oggi non posso, me lo devo inibire, tanto più che c’è questa nuova responsabilità (i Giochi del 2026 a Milano-Cortina, ndr)».

Oggi no, domani chissà. Il fatto che Sala abbia preso in carico tutte le deleghe all’Ambiente potrebbe essere un primo passo verso la creazione di un futuro partito ambientalista e progressista. Intanto, nel suo manifesto, il sindaco ecologista, più verde che rosso, indica l’obiettivo finale: «I giovani di tutto il mondo chiedono alle istituzioni e ai governi di affrontare questo tema con serietà e urgenza. Abbiamo il dovere di dare loro risposte efficaci». Magari per conquistare anche i loro voti. Tant’è. Il presidente della commissione Ambiente del Comune, Carlo Monguzzi (Pd), aderente ai Fridays for Future, promuove la mossa di Sala e gli chiede di passare «dalle parole ai fatti. Da adesso le scelte che il Comune farà in materia di territorio, trasporti, verde ed energia vengano tutte sottoposte alla lente dell’urgenza climatica».