Matteo Mauri
Matteo Mauri

Milano, 14 settembre 2019 - Dentro i grillini Stefano Buffagni, Vito Crimi e Manlio Di Stefano e i democratici Matteo Mauri e Simona Malpezzi. Fuori i dem Emanuele Fiano e Lia Quartapelle. Nel risiko dei viceministri e dei sottosegretari del Governo Conte bis nominati ieri, Milano non ne esce benissimo. Alcune caselle che vedevano dei parlamentari meneghini in pole position sono state riempite da altri. Nei giorni scorsi il sindaco Giuseppe Sala aveva chiesto al premier a trazione M5S-Pd di tenere in considerazione il «Modello Milano», ma alla fine non è andata benissimo. Un altro passaggio politico non proprio esaltante per il capoluogo lombardo, dopo il passaggio a vuoto sul fronte dei nuovi ministri, tra cui non c’è neanche un milanese e solo due lombardi: il lodigiano Lorenzo Guerini (Difesa) e la mantovana Elena Bonetti (Pari opportunità e Famiglia). A meno di non considerare milanese, ma solo «d’adozione», il neoministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano ma potentina di nascita. Tornando ai ruoli di sottogoverno, Buffagni è viceministro all’Economia, Crimi e Mauri viceministri all’Interno, Di Stefano sottosegretario agli Esteri e la Malpezzi ai Rapporti con il Parlamento. I grandi esclusi milanesi sono entrambi del Pd. Fiano era dato come favorito come viceministro dell’Interno, ma alla fine l’ha spuntata il collega di partito Mauri, mentre la Quartapelle, esperta di politica internazionale, non è riuscita a entrare alla Farnesina.

Risultato finale : il Governo Conte non tiene in grande considerazione Milano, nonostante gli appelli del sindaco Sala, che proprio nella tornata di nomine di viceministri e sottosegretari si aspettava che il capoluogo lombardo potesse ottenere un peso maggiore nell’esecutivo giallorosso. Niente da fare. L’esportazione del modello Milano a livello nazionale può attendere, il nuovo Governo appare a trazione sudista. Un dato politico che ieri è stato sottolineato polemicamente da alcuni esponenti politici del centrodestra. Il primo ad affondare il colpo è il parlamentare e capogruppo della Lega in Consiglio comunale Alessandro Morelli: «Gli incarichi di Governo e il Pd umiliano Milano e dimostrano che Sala è un bel prodotto di marketing ma che non conta nulla nel partito. Non solo. Neppure un ministro rappresenterà il tanto promosso modello Milano nelle leve di comando. Un peccato per la nostra città che nello scorso anno, grazie solo alla Lega, ha portato a casa 900 milioni per la metropolitana 5 e le Olimpiadi del 2026». Il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Gianluca Comazzi rincara la dose: «Il cosiddetto Modello Milano tanto celebrato dalla sinistra milanese viene snobbato persino dagli esponenti nazionali del Pd. Con il Conte bis abbiamo un esecutivo dove la Lombardia e Milano hanno scarsa rappresentanza».