Arnaldo Liguori
Politica

L’Italia è ferma sull’educazione sessuale e affettiva a scuola: Milano fa da sé e chiede una legge nazionale

Il Consiglio comunale approva un ordine del giorno che domanda al governo di renderne obbligatorio l’insegnamento. E le ragioni, pedagogiche e scientifiche, sono molte

L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non prevedere l’educazione sessuale come materia strutturata e obbligatoria

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Milano – Il Consiglio comunale di Milano ha approvato il 7 luglio un ordine del giorno che rappresenta un altro piccolo passo verso l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale obbligatoria nelle scuole italiane. L’iniziativa, promossa dalla consigliera del Partito democratico Diana De Marchi e sostenuta dalla maggioranza, impegna l’amministrazione milanese a farsi portavoce presso governo e Parlamento per colmare una lacuna che pone l’Italia tra gli ultimi paesi europei in questo ambito.

Un vuoto normativo che costa caro

“L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non prevedere l’educazione sessuale come materia strutturata e obbligatoria”, sottolinea De Marchi. Una carenza che si traduce in statistiche preoccupanti: secondo l’Unesco, solo il 20% delle 50 nazioni analizzate nel Global Education Monitoring Report ha una normativa sull’educazione sessuale, e l’Italia non è tra queste.

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L’educazione affettiva rappresenta molto più di una semplice informazione sulla sessualità. Si tratta di un percorso educativo strutturato che aiuta bambini e adolescenti a sviluppare competenze emotive, relazionali e sociali fondamentali. Come definito dagli standard internazionali, comprende l’educazione al rispetto reciproco, alla consapevolezza del proprio corpo e dei propri sentimenti, alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni.

Peraltro, molti esperti sottolineano come in assenza di un’educazione strutturato, gli adolescenti finiscano per informarsi su fonti inadeguate, come social media o pornografia.

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Le evidenze scientifiche a favore

La ricerca scientifica supporta inequivocabilmente l’importanza dell’educazione affettiva nelle scuole. L’Organizzazione mondiale della sanità ha da tempo raccomandato l’introduzione dell’educazione sessuale per contrastare fenomeni come gravidanze precoci, abusi, infezioni sessualmente trasmissibili e stereotipi di genere.

Uno studio del 2022 nell’ambito del progetto EduForIst ha rilevato che in Italia appena un terzo degli istituti, prevalentemente scuole secondarie, ha attivato iniziative in tal senso, con una distribuzione eterogenea e limitata soprattutto alle regioni settentrionali. Tuttavia, dove implementata, l’educazione affettiva mostra risultati tangibili.

Recenti studi hanno inoltre evidenziato che le scuole che adottano programmi di educazione affettiva vedono un miglioramento del benessere emotivo degli studenti e una riduzione dei conflitti tra pari.

Diana De Marchi
La consigliera Diana De Marchi

Il ritardo italiano nel contesto europeo

Il confronto con l’Europa è impietoso. Su 25 paesi europei considerati nel rapporto Unesco del 2024, sono dieci quelli che hanno inserito l’insegnamento tra le materie scolastiche obbligatorie. Paesi come i Paesi Bassi hanno introdotto l’educazione sessuale fin dagli anni ‘70, mentre l’Italia continua a procedere a macchia di leopardo con iniziative sporadiche e non coordinate.

E i risultati si vedono. Secondo un sondaggio condotto da Save the children nel 2024 su circa 800 adolescenti tra i 14 e i 18 anni e 400 genitori con almeno un figlio di quell’età, solo il 47 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere ricevuto un’educazione sessuale a scuola (con risultati nettamente più bassi nel Meridione).

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Il Consiglio d’Europa, attraverso la sua Commissaria per i diritti omani, ha ribadito che “la sessualità è parte integrante della vita di ogni individuo” e che “i bambini hanno il diritto di ricevere informazioni affidabili, scientificamente accurate e complete al riguardo”. 

L’alternativa milanese

L’ordine del giorno milanese chiede al Parlamento e al governo di approvare una legge che renda obbligatoria l’educazione sessuale e affettiva in tutte le scuole, con adeguate risorse economiche. Nel frattempo, invita l’amministrazione locale a continuare a promuovere iniziative educative sul territorio in collaborazione con scuole, centri antiviolenza e operatori sanitari.

"Non può esserci vera educazione senza educazione all’affettività”, ha detto la consigliera De Marchi. “Educare al rispetto reciproco, alla consapevolezza del proprio corpo e dei propri sentimenti è fondamentale per prevenire violenza, discriminazione e disagio. È un dovere civico, sociale ed educativo”.

L’ordine del giorno invita l’amministrazione di Milano, “anche in assenza di una legge nazionale – ha concluso De Marchi – a continuare a promuovere iniziative educative al rispetto, alla cura delle relazioni e al contrasto a stereotipi e pregiudizi”.