Emanuele Fiano
Emanuele Fiano

Milano, 28 agosto 2019 - Milano nella crisi di Governo? Non pervenuta. Fateci caso: nei vertici ristretti tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico per cercare di formare l’esecutivo giallo-rosso non c’è neanche un parlamentare o un dirigente di partito che vive e fa politica nel capoluogo lombardo. Tra i fedelissimi di Luigi Di Maio e Pier Luigi Bersani, insomma, non c’è neppure un milanese. In fondo ieri, tra le righe di un commento sulle trattative per il nuovo esecutivo, anche il sindaco Giuseppe Sala ha fatto capire che la crisi di Governo non ha coinvolto né lui né altri politici milanesi: «Per quello che capisco, le possibilità di un Governo tra M5S e Pd sono buone, però è qualcun altro che se ne sta occupando». Già, la questione riguarda i vertici grillin-dem, distinti e distanti dal capoluogo lombardo.

Stessa musica anche sul fronte del toto-ministri, che per ora non parla milanese. Certo, Sala avrebbe potuto essere della partita, ma giovedì scorso, a Rimini, dal Meeting di Comunione e Liberazione, il sindaco ha subito escluso un salto nella politica nazionale, almeno in questa fase: «Penso che Milano abbia bisogno di me, non in eterno, ma oggi ha bisogno ancora di me e oltretutto io sono proprio un felice sindaco di Milano, faccio questo lavoro con grande dedizione. Non mi tiro indietro in termini di contributi, di idee e di stimoli, però io continuo a vedermi a completare il mio mandato e mancano più di 20 mesi». Sala si vede a Palazzo Marino almeno fino alle elezioni comunali del 2021, poi si vedrà. Quanto ai contributi di idee, ieri il primo cittadino ha avanzato una proposta tramite Twitter a grillini e leghisti sul «punto delicato» del ministero dell’Interno, conteso dai due partiti: «Metteteci un tecnico, uno bravo e corretto. Poi la politica continuerà a sfidarsi su sicurezza e immigrazione, come da copione».

Tornando al toto-ministri, c’è persino il rischio che nel nuovo Governo a trazione grillin-democratica, se nascerà, non ci sia neanche un ministro del capoluogo lombardo, la «locomotiva» del Paese. Non proprio un segnale positivo nei confronti dei ceti produttivi del Nord. Nel Governo uscente giallo-verde erano tre i ministri milanesi: il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il ministro dell’Educazione Marco Bussetti e il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli. Nel nascente Governo giallo-rosso, invece, i nomi dei milanesi scarseggiano. In pole per il ministero del Lavoro, finora occupato da Di Maio, c’è il dem Tommaso Nannicini, toscano di nascita, ma milanese d’adozione. Nannicini, consulente economico di Renzi e membro della segreteria nazionale del Pd, alle scorse politiche è stato eletto senatore in Lombardia e fa politica nei circoli milanese del partito. Non solo. Per il dicastero della Difesa ha delle chance da giocarsi il deputato Pd Emanuele Fiano, già capogruppo dei Ds a Palazzo Marino, membro di spicco della comunità ebraica. Nel toto-sottosegretari, intanto, spuntano i nomi del senatore ed esponente di AreaDem Franco Mirabelli e della parlamentare Lia Quartapelle, eletta in un collegio uninominale milanese ed esperta di politica estera. Per quanto riguarda il M5S, invece, potrebbe entrare nel nuovo Governo il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari regionali e alle Autonomie Stefano Buffagni, nato a Bresso, eletto deputato in Lombardia, ex consigliere regionale, uno dei grillini più dialoganti con i leghisti di Matteo Salvini, almeno fino alla rottura tra M5S e Carroccio.