Pino Usai: chi è e come è finito a Sanremo ad accompagnare Amadeus e Fiorello con il suo cocchio

Gli inizi da fantino, la passione ereditata dal nonno, l’attenzione al dettaglio e alla tradizione: storia del titolare della Dodo Carrozze

Pino Usai sulla sua carrozza bianca; a lato, Amadeus e Fiorello all'uscita da Sanremo

Pino Usai sulla sua carrozza bianca; a lato, Amadeus e Fiorello all'uscita da Sanremo

Bollate, 14 febbraio 2024 – Talentuoso e sempre impeccabile nella sua livrea, in vent’anni con le sue carrozze e i suoi cavalli, purosangue Lusitano, ha fatto di tutto: matrimoni, funerali, battesimi, passeggiate in ville storiche e partecipato alle riprese di film, l’ultimo ancora in fase di produzione.

"Quando la Rai mi ha contattato e mi ha chiesto di accompagnare Amadeus e Fiorello nella serata finale di Sanremo non ci volevo credere. È stata un’esperienza indimenticabile", commenta Pino Usai.

È lui, titolare della Dodo Carrozze di Bollate nel Milanese, il cocchiere che sabato sera ha condotto sulle note de “I Sogni son desideri” dal film Disney “Cenerentola”, la carrozza bianca, con due cavalli bianchi che ha portato via dall’Ariston il direttore artistico Amadeus e Fiorello al termine della serata finale.

Attenzione al dettaglio

Un viaggio fiabesco (ed ecologico) che Pino ha preparato nei minimi dettagli, come fa sempre. "Cavalli e carrozze hanno delle esigenze particolari, ho fatto un primo sopralluogo a Sanremo venti giorni prima del Festival – racconta il cocchiere bollatese – sono arrivato in città sabato mattina, ma non ho potuto fare molto perché pioveva. A mezzanotte ho portato la carrozza e i cavalli dietro al teatro, la fine del Festival era prevista per le due di notte: è andata così, minuto più, minuto meno. È stata bellissima la loro uscita".

Pino, come sempre, indossava la livrea prevista in queste occasioni. "L’apparizione in televisione, le foto pubblicate sui giornali e sui social mi danno una grande visibilità, ma io continuo a fare il mio lavoro come sempre, con la passione e l’affetto per i miei cavalli, le mie carrozze – racconta Pino –. Siamo in pochi in Italia a fare questo lavoro, io ho trenta carrozze quasi tutte d’epoca che sono state restaurate, alcuni sono dei pezzi unici al mondo".

La passione e il lavoro

La storia di Pino inizia in Sardegna, dove è nato 50 anni fa, con una passione: "Amavo gli animali". A 17 anni si trasferisce a Milano dove viene assunto come fantino all’ippodromo di San Siro. "Sono riuscito anche a ottenere la patente di caporale di scuderia, ho fatto questo lavoro per oltre vent’anni, ma ho voluto seguire quella che era anche una passione di mio nonno che purtroppo non ho conosciuto, quella degli ‘attacchi’. Io non avevo mai visto un cavallo attaccato, arrivavo dal mondo della sella, ma le carrozze mi hanno subito affascinato".

Il suo è uno degli 8 equipaggi che rappresenta l’Italia in giro per l’Europa nelle manifestazioni e concorsi denominati “attacchi di tradizione”.

"Partecipo anche a raduni di carrozze d’epoca, i cilindri che indosso sono dell’800, è un mondo fatto di storia ed eleganza, per esempio in pochi sanno che Milano è stata fino agli Anni Trenta la città dove si produceva il maggior numero di carrozze. E il ‘Brumista’, l’autista di carrozze, era un mestiere molto diffuso, il tassista di una volta".

La finezza storica

Nel suo maneggio di Ospiate (frazione di Bollate) nel 2022 Pino, in gran segreto, ha voluto rispolverare l’equipaggio alla “D’Aumont”, quello della regina Elisabetta d’Inghilterra per intenderci. Ha studiato questo tipo di attacco, ha recuperato livrea, imbracature e finimenti dei cavalli, portandolo per due anni ai concorsi.

"È una tipologia d’attacco utilizzata l’ultima volta 140 anni fa, quando re Umberto uscì da Villa Reale in carrozza per partecipare a un saggio sportivo – spiega –. Non c’è il cocchiere, ma un fantino seduto in sella sul cavallo che guida la carrozza". Ed è subito fiaba.

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